Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 05:12
Musica

Prince da scoprire. I brani inediti sono un corso di musica

Le canzoni del disco “Timeless” (che esce oggi) confermano il talento eclettico di un artista che resta ancora attuale

Prince

In fondo basterebbe ascoltare solo il brano With this tear per rendersi conto di che cosa sia stato Prince nella musica leggera. Scritto, composto e suonato per intero da solo, conferma che Prince Rogers Nelson, nato a Minneapolis nel 1958, giocava un campionato a parte per sensibilità e voracità ispirativa avendo due caratteristiche decisive: la produzione instancabile e la riconoscibilità totale. E non a caso il disco che esce oggi a dieci anni dalla sua morte (per overdose accidentale di Fentanyl) si intitola Timeless, ossia senza tempo. Dieci canzoni pubblicate per la prima volta e messe in scaletta in ordine cronologico. Dalla prima, I am you, incisa a Minneapolis nel 1977 fino all’ultima How come you don’t call me anymore registrata durante l’ultimo tour del 2016 poche settimane prima della morte. In mezzo ci sono trentanove anni, un’eternità musicalmente parlando, eppure la cifra artistica di quello che chiamavano «il folletto di Minneapolis», funk, soul, rock, rimane la stessa pur prendendo sfumature e spartiti diversi, talvolta anche molto. Dalla batteria molto anni Ottanta di I wonder, a metà tra Aerosmith e Roxette, all’hard rock di The guilty ones del 2007, qualcosa che ricorda i Living Colour di Vivid vent’anni prima, ci sono tutti colori di uno dei musicisti più creativi del Novecento, uno dei pochi ad aver (quasi) sempre messo d’accordo pubblico e critica conservando la stima globale riservata agli inarrivabili.

Benedetto dall’imponente successo del suo sesto disco Purple rain del 1984, oltre 20 milioni di copie vendute, un Grammy Award, un Oscar (era la colonna sonora dell’omonimo film) e la benedizione dei media (è il 15esimo album più bello di sempre per Time, mica per un giornaletto qualsiasi), Prince resta il compositore più libero della musica, quello che a un certo punto taglia i ponti con la discografia arrivando a togliersi persino il nome per protesta contro la Warner Bros. Si scelse, capriccioso com’era, non un altro nome ma un simbolo peraltro impronunciabile (il cosiddetto «love symbol»). Per rendere l’idea, si presentò persino con la scritta «slave» (schiavo) sulla guancia destra. Togliersi il nome per riprendersi la libertà. Così, per comodità di noi mortali, dal 1993 fino alla scadenza del suo contratto nel 2000, fu rinominato The artist formerly known as Prince o per brevità Tafkap, l’artista precedentemente noto come Prince. Vi immaginate oggi un’altra popstar che potrebbe fare una scelta così controcorrente e pure, diciamolo, traumatica? Difficile. Perciò, pur perdendo progressivamente il grande appeal sul mercato, Prince o Tafkap o chiamatelo come vi pare ha radunato una delle fan base più minuziose in circolazione. Un po’ perché la battaglia contro le cosiddette major è stata per decenni un collante del protocomplottismo musicale. E un po’ perché la forsennata produzione di questo piccolo grande uomo ha obbligato tutti a catalogare una incredibile quantità di canzoni, addirittura si dice 1500, delle quali circa la metà pubblicate. Dopotutto Prince è uno dei pochi grandi nomi ad aver ceduto a un’altra artista, quand’era già molto famoso, una canzone diventata un successo gigantesco, ossia Nothing compares 2 U a Sinead O’Connor. Non era un caso isolato. Anche in questo Timeless c’è un brano, appunto With this tear, che Prince registrò da solo a novembre 1991 nei suoi studi di Paisley Park a Chanhassen, poco distante da Minneapolis, e poi lo cedette a Celine Dion. L’anno dopo lei lo incise dicendo «è una della più belle canzoni che io abbia sentito».

Insomma, questa ingarbugliata vastità di composizioni ha scatenato i fan, alcuni dei quali sono rimasti delusi dalla scaletta scelta per questo disco visto che molte canzoni (ad esempio I wonder, Stone e altre) sono ascoltabili da tempo su YouTube e quindi non sono propriamente mai sentite prima. Ad esempio Heaven, registrata, anzi imbastita al Sunset Sound di Los Angeles nel maggio 1985, era destinata a un musical previsto per fine 1986 ma poi mai pubblicato anche se discusso e analizzato dagli esperti nei forum del web. Insomma Prince era così, imprevedibile, spesso volubile. Ma oggi più unico di prima perché trovatelo voi un altro con un talento che rimane sconfinato anche dieci anni dopo la morte.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.