Le autostrade tornano lentamente alla normalità, ma a Napoli la benzina continua a non arrivare. E mentre il governo prova a spegnere la protesta degli autotrasportatori con il nuovo decreto aiuti, una parte dei camionisti non sembra intenzionata a fare un passo indietro. Anzi, proprio dopo il via libera del Consiglio dei ministri, alcuni manifestanti sono tornati in strada con un corteo di tir, dichiarandosi “delusi” dalle misure appena approvate. Il posto critico resta via Argine, nella zona orientale del capoluogo campano, dove da giorni i mezzi pesanti presidiano gli accessi agli impianti di raffinazione, impedendo alle autocisterne di uscire e rifornire i distributori della regione. Il risultato è che trovare una pompa ancora aperta a Napoli è diventata un’impresa. Benzina e diesel scarseggiano, mentre i cittadini continuano a fare i conti con le conseguenze di una mobilitazione che, nata per protestare contro il caro carburante, sta finendo per lasciare senza rifornimenti un’intera città. E proprio da via Argine, nelle ultime ore, è partito un nuovo corteo di camion. I tir si sono mossi lentamente verso il porto di Napoli, per poi tornare al punto di partenza, provocando danni sul traffico cittadino. Durante il percorso, alcuni autotrasportatori hanno spiegato ai passanti le ragioni della protesta, manifestando la propria insoddisfazione per il decreto del governo.
Per quanto riguarda i pescherecci interviene l’europarlamentare Anna Maria Cisint (Lega), che si interroga circa le problematiche del settore. Dice: “Ha raggiunto un punto critico e non è più possibile rinviare l’adozione di misure concrete”, si legge nella lettera. “Per queste ragioni, ritengo indispensabile che la Commissione europea assuma un’iniziativa immediata, mettendo a disposizione strumenti straordinari di sostegno economico che consentano alle imprese di affrontare l’emergenza legata ai costi del carburante. È necessario valutare con urgenza la possibilità di autorizzare interventi nazionali di sostegno attraverso procedure semplificate e di mobilitare le risorse europee disponibili”.
Sono 43 le marinerie che hanno sottoscritto il documento nazionale per chiedere interventi al governo. La mobilitazione attraversa tutta la costa adriatica, da Chioggia e Caorle, in Veneto, a Rimini e Cesenatico, in Emilia-Romagna, fino ad Ancona e Civitanova Marche. Pescherecci fermi anche a Pescara, in Abruzzo, e a Termoli, in Molise, mentre in Puglia la protesta ha coinvolto i pescatori di Manfredonia. Per molti armatori, con il prezzo del gasolio quasi raddoppiato rispetto a un anno fa, uscire in mare significa ormai rischiare di lavorare in perdita.
Qualche segnale positivo comincia ad arrivare dalla rete autostradale e anche da Gela (Sicilia), dove ance l’ultimo blocco è stato rimosso. Una regione in una situazione diversa rispetto alla Campania. Almeno per il momento. Comunque dopo giorni di blocchi, rallentamenti e tir che occupavano due corsie su tre sull’A1 Milano-Napoli e sull’A30 Caserta-Salerno, le principali arterie sono state liberate. Sono stati rimossi anche i presidi di Caserta Nord e Caserta Sud, mentre altri restano attivi all’esterno di diversi caselli, da Caianello a Nola, fino a Nocera Inferiore e nell’area dell’interporto di Maddaloni-Marcianise. Si respira anche sul fronte dei rifornimenti alimentari. Nell’area industriale di Teverola-Carinaro, nel Casertano, sono stati rimossi i blocchi che impedivano ai camion di raggiungere i magazzini della grande distribuzione. E così, dopo giorni di scaffali vuoti e consegne saltate, alcune catene come Eurospin, Md e Familia hanno ripreso a ricevere la merce, soprattutto i prodotti freschi.
Resta quindi il nodo dei carburanti. Il governo ha appena approvato nuove misure economiche e annunciato lo sblocco dei crediti d’imposta, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha assicurato l’arrivo immediato delle risorse alle imprese. Ma, per una parte dei manifestanti le risposte non sono ancora sufficienti.
