Dalla tessera sanitaria chiesta in concessionaria alla “democrazia della sorveglianza”, passando per Peter Thiel e Palantir. Sigfrido Ranucci torna a raccontare il suo personale incontro con i presunti meccanismi del potere globale, ma questa volta a riportare la vicenda sulla terra ci pensa Esperia Italia. E per smontare la ricostruzione del giornalista, sostiene Mattia Siboni, sarebbe bastata una verifica di pochi secondi.
L’ultimo capitolo è arrivato alla Festa del Fatto Quotidiano, dove Ranucci ha spiegato la propria teoria partendo dall’acquisto di un’automobile. “Orchestrano l’allarme sociale per giustificare la democrazia della sorveglianza, che trova il suo simbolo nella figura di Peter Thiel. Io l’ho intuito nel momento in cui sono andato a comprare la macchina: vado a comprare la macchina e mi chiedono la tessera sanitaria. Ma a cosa serve la tessera sanitaria?”, ha raccontato l’ex volto di Report.
Quindi il salto verso Palantir: “Scopro che la società che vendeva l’auto aveva un contratto in esclusiva con Palantir di Peter Thiel. Ma che ci fa con la tessera sanitaria di Sigfrido Ranucci? Magari se vai a chiedere un prestito o un finanziamento e sei Ranucci – uno a cui mettono le bombe davanti casa e ha qualche patologia – forse non è il caso… Questo potrebbe succedere a tutti voi”.
Non si tratta peraltro di un ragionamento estemporaneo. Già impegnatissimo ad attaccare il Giornale, Ranucci racconta da mesi l’episodio durante le presentazioni del suo libro Il ritorno della casta, dove il rapporto tra tecnologia, dati e potere viene inserito in un più ampio ragionamento sulla sorveglianza e su quello che definisce un “nuovo ordine mondiale”.
Ed è proprio qui che interviene Esperia Italia. “Ranucci parte da questa semplice richiesta e arriva fino a Peter Thiel, passando per la sorveglianza globale e giungendo all’ipotesi che qualcuno possa utilizzare i suoi preziosi dati per complicargli la vita, è molto creativo, lo ammetto”, l’attacco di Siboni. Il problema per la ricostruzione di Ranucci è decisamente più prosaico. La documentazione ufficiale sulle procedure di immatricolazione prevede che nel fascicolo digitale venga acquisita la copia del documento attestante il codice fiscale dell’intestatario: tessera sanitaria oppure carta d’identità elettronica. Altro che prova di un oscuro sistema di profilazione globale.
“Dietro questa richiesta, amici miei, non ci sono né Palantir né un nebbioso sistema di profilazione, ma la banalissima necessità burocratica di completare l’immatricolazione dell’auto”, l’affondo di Siboni. E ancora: “È piuttosto curioso che proprio Sigfrido Ranucci, il quale ha costruito gran parte della propria nomea sull’idea di un giornalismo investigativo senza fronzoli, finisca per costruire una storiella che avrebbe potuto smentire in 30 secondi, senza scomodare l’idea di una democrazia sotto sorveglianza”.
Ancora più tagliente la chiosa: “Voglio dirgli che può dormire sonni tranquilli e che non è il nuovo ordine mondiale a volere il suo codice fiscale, ma il PRA”. Meno suggestivo di Peter Thiel e della sorveglianza globale, certamente. Ma questa volta, documenti alla mano, molto più vicino alla realtà.
