Leggi il settimanale

Il Signore degli algoritmi Peter Thiel e la nascita della nuova Silicon Valley

Esce la prima biografia italiana dell’uomo dietro i successi di PayPal, Palantir e Trump Fra politica, business e Tolkien

Il Signore degli algoritmi Peter Thiel e la nascita della nuova Silicon Valley

«La mucca non è più viva. Tutti gli animali muoiono.
Tutte le persone. Un giorno succederà anche a me.
E succederà anche a te». Nella tenue penombra del salotto, siamo in un’abitazione di Cleveland, un padre sta educando il figlio piccolo, in tedesco, alla ineluttabilità della morte. Il bambino, inquietato, ha pochissimi anni: quello rimarrà uno dei ricordi più vividi e forti della sua infanzia. Il bimbo, seduto sul tappeto da cui è originata la curiosa discussione, si chiama Peter Andreas Thiel. Figlio di un ingegnere tedesco, è nato nel 1967, a Francoforte. Sarà vagabondo, per lunghi anni, seguendo la famiglia nelle peregrinazioni lavorative: Germania, Stati Uniti, Sudafrica, autentico epicentro della nuova Silicon Valley, da Elon Musk a David O.
Sacks, e poi di nuovo Stati Uniti.
George Packer, nel suo I frantumi dell’America (Mondadori), riporta l’episodio biografico e lo lega all’ossessione di Thiel per la morte.
Un’inquietudine profonda che colorerà la sua vita imprenditoriale anche con le carnicine tinte del transumanesimo e del finanziamento di galassie di start-up scientifiche vocate al contrasto all’invecchiamento. «The Contrarian» lo definisce Max Chafkin nella biografia non autorizzata che gli ha dedicato nel 2021. Intelligentissimo, perennemente portato alla provocazione intellettuale e al contrasto al conformismo, come emerge dal suo controverso saggio The Diversity Myth, scritto con Sacks. Ancora giovanissimo, è prodigio negli scacchi: rigoroso, metodico e lucido, del pari si dimostra competitivo fino allo sfinimento. Le rare sconfitte patite gli provocano un enorme senso di frustrazione. A un coordinatore della squadra scolastica che guida lui e alcuni compagni in un confronto tra scuole, dopo essersi sentito dire «qualcuno vincerà» e di non preoccuparsi troppo, replica «per questo sei ancora solo un insegnante scolastico». Lettore vorace, ama la fantascienza di Heinlein, Asimov, Clarke. Scopre poi Tolkien e Il Signore degli Anelli, autentica epifania che lo porterà a leggere la trilogia per ben dieci volte di fila. Le società che fonderà e che contribuirà a finanziare, da Palantir ad Anduril, fino a Mithril Capital, rappresentano la sintesi perfezionata di amore per l’opera di Tolkien e ripudio della morte: non per caso, si tratta sempre di nomi elfici, razza intellettualmente superiore, potente e soprattutto immortale. Un’interessante analisi delle letture di Thiel l’ha proposta Alessandro Aresu sulle pagine di Limes nel febbraio 2025.
Sin dalla più tenera infanzia, Thiel dimostra una vocazione obliquamente politica. Non nel senso classico partitico, ma di visione generale della società e della condizione umana. Su consiglio di Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn e suo amico, nonché uno dei massimi donatori del Partito democratico nella Silicon Valley, leggerà il romanzo Snow Crash di Neal Stephenson e ne trarrà una concezione politica del Metaverso e del cyberspazio, proposta nel simposio Cato Unbound. Via di fuga dal controllo statale, ordini ed enclave privati sottratti alla pervasività della regolazione e dell’occhio governativo. Si è avvicinato al pensiero libertario, grazie alla lettura delle opere di Ayn Rand, nutrendo una visione escatologica acuita dallo studio a Stanford sotto gli auspici di René Girard e dal volume L’individuo sovrano di James Dale Davidson e William Rees-Mogg, della cui nuova edizione nel 2020 curerà l’introduzione. Dal pensiero del filosofo francese, mutua una concezione apocalittica del confronto politico, rafforzata dalla successiva lettura di Carl Schmitt, e soprattutto il rifiuto radicale del desiderio mimetico. Una lezione che applica con successo alla sua attività imprenditoriale e che è ben riassunta nel suo volume sulle start-up Da zero a uno (Rizzoli): non conta la competizione, che è sempre distruttiva, quanto intercettare un bisogno non ancora palesatosi e che si farà mercato. Dopo Stanford, dove ha animato la rivista libertario-conservatrice The Stanford Review e che ha costituito l’ossatura ideologica della successiva PayPal Mafia, di cui Thiel diviene metaforico “Don”, inanella una serie di enormi successi che faranno di lui una indiscussa autorità del venture capital e dell’innovazione tecnologica. PayPal, costituita assieme a Elon Musk, Founders Fund, Mithril Capital, Palantir, e poi una galassia di start-up che consolidano la loro presenza nell’ecosistema finanziario e industriale americano, come Anduril. C’è sempre Thiel dietro la recentemente istituita nuova banca del Tech, Erebor, nome mutuato da Lo Hobbit e c’è Thiel dietro entrambe le elezioni di Donald Trump. Il rapporto di Thiel con la politica, come si diceva, è lontano e doloroso: nel conflitto politico e nella endiadi sicurezza-libertà Thiel scorge i lineamenti di quella storia parallela di cui Roberto Calasso scrive ne La rovina di Kasch. Il suo libertarianesimo non rifugge dalla necessità della sicurezza, come illustra ne Il momento straussiano (Liberilibri), risalente ad un intervento a convegno tenuto nel 2004, in onore di Girard.
D’altronde, in questi mesi Thiel percorre America e Europa illustrando la sua visione dell’Anticristo, elaborando una miscellanea pop di Schmitt, Bacon, Girard, Strauss, apocalisse, manga e alta tecnologia.
Rilevante quindi la recentissima pubblicazione di L’anima nera della Silicon Valley – La vera storia di Peter Thiel di Luca Ciarrocca (Fuoriscena, pagg. 304, euro 19,50), prima biografia di Thiel in lingua italiana.

Una biografia aggiornata agli ultimi eventi che vedono coinvolti il poliedrico miliardario, dai rapporti con Vance alla partecipazione finanziaria a Polymarket, piattaforma di sondaggi, scommesse politiche e mercato predittivo, dal citato progetto bancario Erebor al rapporto con Epstein, sostanziato principalmente, come ammesso dallo stesso Thiel a Joe Rogan, nella galassia di trust, off-shore e consigli sulle tasse.
Se si vuole avere idea di dove andrà l’America, meglio osservare Thiel.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica