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Dal Duomo alle stazioni: la mappa dei parà in strada a Milano

La pianificazione illustrata dal Viminale prevede presenze fisse nei vari quadranti della città, con il centro storico in testa, e squadre mobili pronte a correre dove la protesta decidesse di traslocare

esercito strade sicure

Ci sono città che a Natale aspettano le luminarie. Milano, quest’anno, aspetta la Folgore. Sono cinquecento paracadutisti, in gran parte del 186° reggimento di Siena, arrivati con il decreto sicurezza approvato martedì. Resteranno in servizio fino al 31 dicembre: per i panettoni, quindi, dovremo abituarci alla mimetica.

La prima domanda che si fanno i milanesi, prima ancora del perché, è dove. Il piano d’impiego dettagliato non è pubblico, e forse non per caso: un presidio annunciato è un presidio che si aggira. Il quadro però si ricompone. La pianificazione illustrata dal Viminale prevede presenze fisse nei vari quadranti della città, con il centro storico in testa, e squadre mobili pronte a correre dove la protesta decidesse di traslocare. I ragazzi del weekend scorso hanno dimostrato di avere un concetto di itinerario molto fluido.

Quindi il Duomo, ovviamente, e il reticolo di vie che lo circonda, da piazza Scala a San Babila, cioè la geografia delle vetrine sfondate. Poi le stazioni: Salvini ha garantito che saranno presidiate, e da lì passa chi in città arriva da fuori, cioè la grande maggioranza dei fermati. Dei 343 dello scorso weekend, solo uno su cinque abitava a Milano. Poi le periferie, perché il dispositivo, si giura, girerà ventiquattr’ore su ventiquattro anche lontano dalla cerchia dei Navigli. È plausibile che i soldati finiscano nei luoghi che la prefettura ha già individuato da tempo come zone a vigilanza rafforzata: Centrale, Garibaldi, Rogoredo, le Colonne di San Lorenzo, la Darsena, via Padova.

La novità, rispetto alle solite «zone rosse», sono le università. Chi lavora sull’ordine pubblico ha in mente punti precisi: Bocconi, Iulm, Cattolica, Ied. Sono i posti dove i ragazzi passano le giornate e dove una divisa può dare quella sensazione di sicurezza concreta che i comunicati promettono da anni. C’è anche un ragionamento meno poetico: un militare piantato davanti a un ateneo libera un poliziotto, che può andare a fare il poliziotto. È questo il vero senso dell’operazione. I parà fanno la guardia statica, gli agenti tornano in strada.

Su cosa potranno fare c’è stato un piccolo braccio di ferro. Crosetto avrebbe voluto dare ai militari per tre mesi i poteri di polizia giudiziaria, ma non è passato. Restano agenti di pubblica sicurezza nella cornice di Strade Sicure: possono vigilare, pattugliare e identificare, ma solo davanti a un rischio concreto. Al resto pensano i «pattuglioni misti» con le forze dell’ordine.

Salvini, che non ha mai temuto l’iperbole, ha già detto che li vorrebbe a Milano per anni, con Lince e droni pronti all’uso. Per ora la data di scadenza è il 31 dicembre. Ironia della sorte, una delle false chat circolate in questi giorni annunciava spedizioni a Cadorna, Duomo, CityLife, Navigli e Brera. Chi l’ha scritta ha disegnato senza saperlo la mappa di dove i milanesi, adesso, si aspettano di trovare un parà.

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