Proseguono le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir, il marocchino morto durante un fermo di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna. Il focus principale degli investigatori è lo stato di salute psicofisica dell’uomo al momento del contenimento. L’assunzione di cocaina da parte dell’uomo sembra acclarata ma sugli effetti diretti sulla sua morte le posizioni sono distanti. Ma ci sono anche altri fronti che gli investigatori stanno analizzando, in primis i legami di Fakir e i suoi contatti nelle ultime ore e negli ultimi giorni e per procedere su questo fronte si stanno analizzando i telefoni.
Queste analisi finora non sono state condotte in maniera completa perché fino a pochi giorni fa mancava uno dei telefoni cellulari di Fakir, che è stato consegnato da un conoscente solo di recente. Su questa circostanza gli investigatori hanno già sentito la persona che lo ha consegnato. L’incarico verrà affidato a un consulente della procura, lo stesso che ha già lavorato sul primo telefono di Fakir. Sono diverse le verifiche che dovranno essere condotte ma su tutte l’avvocato dei due agenti chiederà che vengano effettuate tutte le possibili indagini per capire se nel frattempo il telefono possa essere stato manipolato in qualche modo. Una richiesta lecita e legittima, considerando che la sua consegna è avvenuta due mesi dopo i tragici fatti, tempo durante il quale il telefono non è stato nella disponibilità della procura che ne avrebbe potuto garantire l’integrità.
Questo potrebbe rappresentare un punto dirimente nelle indagini ma si attende soprattutto la relazione finale dell’autopsia eseguita sul corpo di Fakir, che potrebbe fornire dati ulteriori rispetto agli esiti preliminari consegnati alle parti. Tra i punti che ancora devono essere chiariti c’è l’ora della morte dell’uomo, che non è stata fissata in modo esatto o, per lo meno, ancora non è stata definita in maniera precisa. Si tratta di un dato fondamentale per capire se sia sopraggiunta durante, prima o dopo il contenimento da parte degli agenti. Per arrivare a questo dato potrebbero risultare importanti le immagini della bodycam dell’agente, che è stata accesa nel momento in cui è iniziato l’intervento.
