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Finte liste di stupri e minacce di devastazioni in chat: sul web si cerca di alzare la tensione

Anche le città di provincia sembrano essere interessate dalle violenze delle metropoli ma ora dilaga la paura e il rischio è che venga meno la sicurezza, anche quella di andare a scuola

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L’alta tensione genera mostri ed è quello che sta succedendo in gran parte delle città italiane, da quelle grandi a quelle più piccole. Oltre agli allarmi reali, infatti, stanno circolando da giorni anche fake news gravissime, che aumentano la percezione di pericolo e, soprattutto, creano disagi. Como, città prevalentemente tranquilla e solitamente ai margini delle proteste, in questi giorni è al centro dell’attenzione per supposti gravi disordini che sarebbero in programma per il 24 ottobre, al pari di Milano, Bologna, Torino e non solo. Ma soprattutto vengono minacciate azioni di gruppo come stupri, e non solo, che gli autori delle violenze di Milano del weekend avrebbero intenzione di compiere nella città sul lago.

Sono stati lanciati allarmi, elenchi di ragazze che sarebbero finite nel mirino delle violenze, zone della città dove i vandali avrebbero intenzione di ritrovarsi. La paura si è, ovviamente diffusa, i genitori non stanno mandando i figli (e le figlie) a scuola e ci stanno organizzando le ronde autonome in città. In città si sta diffondendo il panico e sono tanti gli studenti che stanno pensando di non prendere più i mezzi e di chiedere di essere accompagnati dai genitori. Un cambiamento delle abitudini dettato dalla paura, che però nasce da false informazioni sulle quali gli investigatori stanno indagando per capire come e da chi nascono, a Como come anche anche altrove. A Milano, per esempio, è stata diramata un’allerta fake nelle università private e in Emilia-Romagna si è ripetuto lo schema già visto a Como con la finta lista degli stupri che è stata diffusa a Modena e a Ferrara, dove i genitori, così come nel capoluogo lariano, hanno evitato di mandare le figlie a scuola.

“Sabato mi faccio pure arrestare, tanto i carabinieri mi conoscono. L’importante è che Forlì la roviniamo, Forlì non deve esistere”, si legge in un messaggio apparso su TikTok. “Un gruppo di quattrocento persone si sta organizzando per emulare quanto è appena successo in Francia”, si legge in una delle chat di Ravenna. Ma il fenomeno sembra essere diffuso in tutta Italia, una strategia nuova e inaspettata che sta mettendo alla prova gli apparati di sicurezza nel tentativo di arginare e, soprattutto, prevenire eventuali reali attacchi violenti. Le chat sono monitorate, così come i movimenti nelle aree a rischio. Non ci sono per il momento conferme e prove che tutto questo possa avvenire sabato ma le Questure hanno alzato i livelli di attenzione.

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