Sulla manifestazione violenta di Bologna si sa pressoché tutto, le immagini della città sotto scacco dei soliti violenti hanno fatto il giro del mondo, ma ci sono ancora dettagli che non sono stati resi noti. È di queste ore la notizia che il Viminale avrebbe avviato un’istruttoria per chiarire le modalità con le quali è stata convocata la piazza da parte del sindaco Matteo Lepore che poi è sfociata nelle devastazioni fino a notte fonda. Il Resto del Carlino riferisce, infatti, che non ci sarebbero state interlocuzioni tra il sindaco e la Questura, o la Prefettura, per concordare il luogo del presidio: pare che le forze dell’ordine ne siano venute a conoscenza tramite i media e la nota diffusa dal Comune nella serata di domenica.
“Dopo aver dovuto assistere al comportamento di un Sindaco irresponsabile che ha aizzato la piazza contro le forze dell’ordine, convocando l’adunata contro ogni regola di buon senso, oggi apprendiamo che non avrebbe neppure comunicato l’evento alla Questura. Un fatto che confermerebbe tutta la sua inadeguatezza a ricoprire una carica di cui si dimostra totalmente indegno. Sarebbe infatti di una gravità inaudita se la manifestazione in piazza del Nettuno, promossa dal sindaco Lepore in seguito alla morte di Fakir, non fosse stata addirittura comunicata preventivamente con Questura e Prefettura”, ha dichiarato il senatore Marco Lisei, di Fratelli d’Italia. Proprio per capire le modalità di convocazione, e avere un quadro chiaro della situazione anche a fronte dell’evoluzione del caso, con una possibile denuncia del sindacato Sap della Polizia di Stato, il senatore Lisei ha annunciato un’interrogazione parlamentare “Vogliamo sapere se sia stata richiesta l’autorizzazione dal Sindaco per quella piazza, se sia vero che ci fossero ‘due piazze’ — come racconta falsamente il Sindaco — o se ve ne fosse una sola, la sua, dalla quale si è poi sganciata una parte dei partecipanti per andare in Prefettura ed iniziare a mettere a ferro e fuoco Bologna. Vogliamo sapere il numero di feriti tra le forze dell’ordine, l'entità dei danni ai loro mezzi e dei danni ai beni dei cittadini, perché vogliamo fare il conto dei danni procurati dal Sindaco Lepore. Inoltre, vogliamo sapere se il Sindaco abbia mai contattato la Questura durante gli scontri e se si sia almeno preoccupato di ciò che stava accadendo, mettendosi a disposizione per aiutare”, ha spiegato il senatore.
Una posizione condivisa anche da Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione Emilia-Romagna, che ha chiesto l'esibizione “documenti che dimostrino che era stata fatta formale comunicazione. Perché se i fatti fossero confermati sarebbero l'ennesima medaglia al demerito per un primo cittadino che ha fatto della superficialità e dell'approssimazione uno stile di governo della città e della Provincia di Bologna”. Evangelisti ha anche invocato l’intervento del presidente della Regione, Michele De Pascale, perché “se davvero crede nel rispetto delle istituzioni e nell’equilibrio tra i poteri dello Stato, lo dimostri anche oggi, evitando silenzi selettivi e prese di posizione a corrente alternata”. Francesco Sassone, coordinatore cittadino di Fdi a Bologna Città ha sottolineato che “un eventuale mancato confronto preventivo con la Questura da parte di Lepore renderebbe, per quanto possibile, ancora più grave una scelta già irresponsabile e confermerebbe la sua più assoluta mancanza di senso, non solo delle istituzioni ma anche della realtà. Come FdI avevamo previsto le nefaste conseguenze di questa folle chiamata in piazza cosa che, evidentemente, a Lepore non interessava, considerando più importante qualche intervista sui media nazionale che la sicurezza della città”.
Nel pomeriggio, il Comune di Bologna ha rilasciato una nota ammettendo di aver rilasciato la nota pubblica prima di informare la Questura e la Prefettura: “Domenica 19 luglio, alle ore 20.16, il Comune di Bologna ha diffuso il comunicato stampa con cui veniva convocato il presidio. Poco dopo, il Gabinetto del Sindaco ha inviato due messaggi ai referenti della Prefettura e della Questura, condividendo il comunicato e informando preventivamente, come previsto dal Testo unico degli enti locali, della convocazione dell'iniziativa”. Il giorno successivo, spiegano ancora, “la mattina di lunedì 20 luglio si sono svolte due interlocuzioni telefoniche di approfondimento con Prefettura e Questura. Alle ore 12.30 si è poi riunito in Questura un Tavolo tecnico alla quale ha partecipato anche la Polizia Locale insieme alle altre Forze dell’ordine, finalizzata al coordinamento dei servizi di ordine e sicurezza pubblica. In quella sede sono state fatte alcune richieste alla Polizia locale (sgombero di piazza Roosevelt dagli autoveicoli, monitoraggio dei cantieri in zone adiacenti alla piazza, messa a disposizione di tutte le pattuglie disponibili) a cui è stato dato seguito. Successivamente, alle ore 18, si è riunito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Né nel corso delle interlocuzioni telefoniche, né durante il tavolo tecnico delle ore 12.30, né in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica è stata formulata alcuna richiesta formale di annullamento del presidio per motivi di ordine e sicurezza pubblica, ma si è dialogato a livello istituzionale per gestire l’ordine pubblico come in tutte le altre occasioni”.
Nel corso dei confronti, si legge nella nota, “la Questura ha inoltre comunicato che era a conoscenza di un distinto presidio convocato da alcune sigle dei movimenti antagonisti cittadini. È stata rappresentata con chiarezza dall’inizio la distinzione tra le due iniziative: da un lato il presidio istituzionale promosso dal Comune, dall'altro la manifestazione organizzata dai collettivi. Si è discusso delle modalità di svolgimento dell'iniziativa istituzionale, del luogo del presidio e del tono che le istituzioni avrebbero mantenuto. Coerentemente con tale distinzione, il dispositivo di ordine pubblico è stato predisposto dalla Questura concentrando il presidio delle forze di sicurezza nell'area di piazza Roosevelt e richiedendo alla polizia locale di rimuovere i mezzi presenti, dove era previsto il possibile arrivo dei collettivi, e non presso il presidio istituzionale.
Il presidio promosso dal Comune si è conseguentemente svolto come un momento di raccoglimento istituzionale. È stata data la parola esclusivamente ai familiari di Abderrahim Fakir, che nel loro intervento hanno più volte preso le distanze da ogni forma di violenza e respinto qualsiasi atto compiuto nel loro nome”.
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