Lunedì sarà il giorno della verità sul Covid? È quello che sperano i commissari che hanno convocato l’ex ministro della Salute Roberto Speranza. Di domande a cui dovrà rispondere ce ne sono eccome. Soprattutto sui vaccini e sugli effetti avversi mai troppo pubblicizzati ma anche sulle monoclonali gratis rifiutate e ricomprate mesi dopo a caro prezzo, come denunciato dal Giornale l’anno scorso, i cui articoli sono stati acquisiti dalla commissione.
Si tratta delle 10.000 dosi di monoclonali che l’azienda farmaceutica Eli Lilly voleva donare all’Italia nelle prime settimane di ottobre 2020, trovando però il niet del Cts di Aifa, presieduto dall’ex direttore Nicola Magrini, e - stando a quanto è emerso - composto anche dall’ex direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito, e dall’ex direttore della Prvenzione, Gianni Rezza. L’altro giorno c’è stata un’audizione che ha seriamente chiamato in causa Speranza: “Tra il dicembre 2020 ed il febbraio 2021 c’erano molte infettate con la malattia. Quei monoclonali funzionavano. In America lo avevano chiaramente dimostrato. E bastava ad Aifa la dimostrazione fatta in America per utilizzarli senza Ema”, ha detto ai commissari l’ex numero uno Aifa Giorgio Palù. E, ancora: “Io ho insistito perché si utilizzassero i monoclonali in una fase in cui i monoclonali erano dei salvavita. Il mio ruolo era quello di spingere che venissero approvati perché trovavo assurdo che fosse negata questa cosa. Feci anche aprire al ministro Speranza una istruttoria sulla vicenda”.
Rispondendo alla raffica di domande del senatore Antonella Zedda (FdI), Palù non ha fatto sconti a chi, prima del suo insediamento alla presidenza di Aida nel dicembre 2020, ha rifiutato la donazione delle 10.000 dosi di monoclonali della Lilly: “I monoclonali sono salvavita. In questo caso non si è seguito il principio di precauzione”. Un’affermazione che conferma quanto già dichiarato in commissione covid dall’ex presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli. Palù conferma anche quanto dichiarato in un’intervista al Giornale un anno fa, a seguito della desecretazione delle e-mail che l’ex dg della prevenzione Ranieri Guerra ha depositato in commissione Covid e che, a suo tempo, depositò presso la Corte dei Conti: “Confermo che fu assurdo rinunciare alle 10.000 dosi di monoclonali che la Eli Lilly voleva donare all’Italia nell’ottobre 2020”.
Il senatore Zedda ha fatto notare a Palù che in un comunicato ufficiale del 22 dicembre 2020, Aifa aveva sostenuto di non poter accettare i monoclonali della Eli Lilly rifacendosi a quanto previsto dalla legislazione nazionale perché sarebbe stato necessario il previo nulla osta di Ema. Non fosse che, poco più di un mese dopo, fu proprio Palù a fare in modo che la struttura commissariale acquistasse monoclonali della Eli Lilly per un controvalore di oltre 40 milioni di euro, dissociandosi dalle decisioni prese prima del suo insediamento. “Ci sono casi in cui le agenzie regolatorie nazionali possono agire indipendentemente dall’agenzia di Ema. Questi casi sono appunto le emergenze, prescrizione del medico, off-label, malattie rare e ci sono dei fondi ad hoc che permettono ad Aifa di utilizzare questa via indipendentemente da Ema”.
La conclusione di Palù è amara: “Il costo in termini di rischi-benefici sul rifiuto della donazione delle 10.000 monoclonali di Eli Lilly si potrebbe anche calcolare. Sicuramente un costo importante”. In termini di vite che potevano essere salvate. Risposta che la commissione pretenderà da Speranza.
Si tratta delle 10.000 dosi di monoclonali che l’azienda farmaceutica Eli Lilly voleva donare all’Italia nelle prime settimane di ottobre 2020, trovando però il niet del Cts di Aifa, presieduto dall’ex direttore Nicola Magrini, e - stando a quanto è emerso - composto anche dall’ex direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito, e dall’ex direttore della Prvenzione, Gianni Rezza.
L’altro giorno c’è stata un’audizione che ha seriamente chiamato in causa Speranza: “Tra il dicembre 2020 ed il febbraio 2021 c’erano molte infettate con la malattia. Quei monoclonali funzionavano. In America lo avevano chiaramente dimostrato. E bastava ad Aifa la dimostrazione fatta in America per utilizzarli senza Ema”, ha detto ai commissari l’ex numero uno Aifa Giorgio Palù. E, ancora: “Io ho insistito perché si utilizzassero i monoclonali in una fase in cui i monoclonali erano dei salvavita. Il mio ruolo era quello di spingere che venissero approvati perché trovavo assurdo che fosse negata questa cosa. Feci anche aprire al ministro Speranza una istruttoria sulla vicenda”.
Rispondendo alla raffica di domande del senatore Antonella Zedda (FdI), Palù non ha fatto sconti a chi, prima del suo insediamento alla presidenza di Aida nel dicembre 2020, ha rifiutato la donazione delle 10.000 dosi di monoclonali della Lilly: “I monoclonali sono salvavita. In questo caso non si è seguito il principio di precauzione”. Un’affermazione che conferma quanto già dichiarato in commissione covid dall’ex presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli.
Palù conferma anche quanto dichiarato in un’intervista al Giornale un anno fa, a seguito della desecretazione delle e-mail che l’ex dg della prevenzione Ranieri Guerra ha depositato in commissione Covid e che, a suo tempo, depositò presso la Corte dei Conti: “Confermo che fu assurdo rinunciare alle 10.000 dosi di monoclonali che la Eli Lilly voleva donare all’Italia nell’ottobre 2020”.
Il senatore Zedda ha fatto notare a Palù che in un comunicato ufficiale del 22 dicembre 2020, Aifa aveva sostenuto di non poter accettare i monoclonali della Eli Lilly rifacendosi a quanto previsto dalla legislazione nazionale perché sarebbe stato necessario il previo nulla osta di Ema. Non fosse che, poco più di un mese dopo, fu proprio Palù a fare in modo che la struttura commissariale acquistasse monoclonali della Eli Lilly per un controvalore di oltre 40 milioni di euro, dissociandosi dalle decisioni prese prima del suo insediamento.
“Ci sono casi in cui le agenzie regolatorie nazionali possono agire indipendentemente dall’agenzia di Ema. Questi casi sono appunto le emergenze, prescrizione del medico, off-label, malattie rare e ci sono dei fondi ad hoc che permettono ad Aifa di utilizzare questa via indipendentemente da Ema”.
La conclusione di Palù è amara: “Il costo in termini di rischi-benefici sul rifiuto della donazione delle 10.000 monoclonali di Eli Lilly si potrebbe anche calcolare. Sicuramente un costo importante”. In termini di vite che potevano essere salvate. Risposta che la commissione pretenderà da Speranza.
