Associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: è questa l’ipotesi di reato della procura di Bari, che ha deciso di aprire un fascicolo per approfondire l’intervento effettuato nel Mediterraneo dalla nave Life Support, battente bandiera di Panama, della Ong italiana Emergency. L’imbarcazione di grandi dimensioni è giunta ieri nel porto pugliese con a bordo 48 migranti, tra cui 29 sedicenti minori non accompagnati, e 7 salme. Sono stati recuperati dall’equipaggio al largo delle coste libiche, in un tratto di mare che da tempo vede innumerevoli interventi delle navi delle Ong.
L’intervento è stato effettuato lo scorso 17 agosto e, in attesa dell’autopsia, si ipotizza che le vittime non siano annegate ma siano morte per le esalazioni di monossido carbonio. Una circostanza che dovrà comunque essere verificata anche in sede di indagine. Per il momento il fascicolo è stato aperto a carico di ignoti. È la seconda volta in poche settimane che una procura procede con questa ipotesi di reato, anche se rispetto alla Sea-Watch, che vede un suo capitano indagato, in questo caso non ci sono iscritti nel registro degli indagati. Pertanto è probabile che l’operato della procura sia orientato anche a indagare sull’organizzazione che, dalla Libia, ha fatto partire il barcone che poi ha causato le morti.
Nel frattempo tutti i migranti sono stati sbarcati dalla nave, le salme sono state portate nel dipartimento di medicina legale per le successive autopsie, i sedicenti minori sono stati condotti nelle case famiglia e tutti gli altri nei centri di accoglienza sul territorio barese in attesa di verifica del loro status. Intanto Alarm Phone ha segnalato un nuovo gommone al largo della Libia con a bordo 37 migranti. Tuttavia, l’imbarcazione sarebbe già stata raggiunta dalla Maridive208, una nave Ahts (Anchor Handling Tug Supply Vessel), appartenente alla flotta di Maridive & Oil Services, un grande operatore egiziano specializzato in servizi marittimi per l’industria energetica offshore. La nave, infatti, batte bandiera egiziana.
Ma invece di rasserenarsi per il recupero dei migranti, che potrebbero già essere in salvo, Alarm Phone teme che questo possa trasformarsi in un trasferimento delle persone in Tunisia, perché a loro dire dovrebbero essere condotte in un “porto sicuro”, ossia in Europa, quindi in Italia. Ma la Tunisia è considerato a tutti gli effetti un Paese sicuro. Certo, non era la destinazione finale del loro viaggio ma, dopo tutto, un salvataggio non si esegue per traghettare le persone dove loro volevano andare ma per salvare loro la vita.
