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Minicar, l’app di parental control e lo sgomento dei genitori: “Non ci eravamo accorti di niente”. Uno dei ragazzi: “Ho tolto la mano di Iacopini dal manubrio”

Nonostante uno dei due fosse geolocalizzato, i genitori dei ragazzi si dicono sorpresi: “Chiediamo scusa”. E il più piccolo confessa. Il verbale al Tg1: “Doveva essere uno scherzo”

Un frame estratto da un video delle telecamere di sorveglianza prese in esame dagli inquirenti mostra la minicar utilizzata per le aggressioni del 4 e 5 ottobre a Roma, tra cui quella che ha provocato il grave ferimento dell'attore Davide Iacopini, tuttora ricoverato in prognosi riservata. L'auto � stata sequestrata nella notte da carabinieri e polizia locale e i due soggetti denunciati, di 16 e 17 anni, hanno confessato. Roma, 14 ottobre 2026. ANSA NPK

“Il 4 ottobre ero con Tommaso a bordo della sua minicar, guidava lui. Abbiamo iniziato a girare alle 21 e 30 circa, fino all’una di sera. Ho perso un berretto a Ponte Testaccio, è quello che lei ha sul tavolo in questo momento”. A raccontarlo è uno dei due giovani che hanno confessato le sei aggressioni a bordo di una minicar tra i quartieri Testaccio e Monteverde.

“Sicuramente abbiamo fatto qualcosa, ma erano scherzi”, ha detto nel verbale il 16enne, secondo quanto riportato dal Tg1. “Ho urlato ad un signore in bicicletta per spaventarlo e lui ci ha rincorso, ma non è caduto, era forse l’una e dieci”, ha aggiunto il giovane che era sul sedile passeggero, “È in questa occasione che ho perso il berretto. Il 5 ottobre ero sempre in macchina con Tommaso e ci siamo affiancati ad un signore in monopattino: io gli ho tolto la mano dal manubrio, è lì il signore deve essere caduto. Ho letto sul giornale che si chiamava Iacopini Davide. La scarpa l’ho persa non perché gli ho dato un calcio, e poi sono comunque tornato a prenderla: aprivo lo sportello per controllare se il signore era caduto, lì ho perso la scarpa. Il 4 ottobre abbiamo fatto cadere altre due persone, non ricordo i dettagli”.

Intanto i genitori hanno dichiarato di essere sorpresi dai loro figli: “Chiediamo scusa. Non ci eravamo accorti di niente”, dice la moglie del carabiniere attraverso l’avvocato Felisso. E ancora: “Siamo sconvolti”.

A la Repubblica ha dichiarato poi la mamma di uno dei due: “Mio figlio deve pagare ma non è un mostro. È un figlio della società di oggi, dei cellulari, dei social. Ho cresciuto lui e suo fratello affrontando difficoltà enormi, cercando di trasmettere loro dei valori. La mattina esco alle 5 per andare a lavorare, ma sono stata presente, li ho ripresi, ho combattuto contro i loro errori, anche quando sarebbe stato più semplice voltarmi dall’altra parte. Non sono una madre perfetta e non pretendo di esserlo. Ma non accetto l’idea che l’errore di un figlio sia automaticamente la prova del fallimento dei suoi genitori. I nostri figli crescono dentro una società, non soltanto dentro una famiglia. E tutti dovremmo interrogarci sul mondo che stiamo consegnando loro”. Infine alla domanda su Davide e sua madre risponde con fermezza: “Da madre, il mio pensiero va continuamente a lei. Non oso immaginare cosa stia vivendo. Non pretendo che comprenda il mio dolore, perché oggi il suo è immensamente più grande. Vorrei che Davide tornasse alla sua vita. È questo che desidero più di ogni altra cosa. Spero di incontrarlo per chiedere scusa anche a lui”.

“Madre e figlio sono rimasti abbracciati in lacrime in caserma alla fine dell’interrogatorio. Proprio con la mamma il 17enne era andato a marzo nell’officina di Casal del Marmo, la Kyt Racing, per ritirare la macchinetta dopo una riparazione e ancora una volta a comprare qualche pezzo di ricambio per modificare il telaio in modalità tuning e anche qualche adesivo con il logo del cobra che ha finito per incastrare lui e l’amico.

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