Niente donne in bikini nel parco: pregano i musulmani. Questo è quello che è accaduto a Mestre nel parco Piraghetto. La comunità musulmana locale, da oltre un anno, utilizza lo spazio verde della città per la sua preghiera e questo significa che le donne non hanno libertà di godere di quello spazio per un qualunque motivo. Ed è così che delle ragazze in bikini che volevano prendere un po’ di sole in queste calde giornate sono state allontanate. Lo riferisce la Nuova Venezia, riportando anche il dubbio degli islamici che quella fosse una provocazione nei loro confronti, visto che tutti sanno che quello è il loro spazio di preghiera.
“Le hanno cacciate perché prendevano il sole”, riassume così l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint quanto accaduto. “Sono arrivati con gli imam in testa e hanno cacciato le due turiste che prendevano il sole, dicendo che quella era una provocazione. E così quel parco pubblico è diventato una moschea a cielo aperto. È inaccettabile”, ha proseguito l’europarlamentare. “A Mestre si sono impossessati impropriamente di un parco pubblico, trasformandolo di fatto in una moschea abusiva a cielo aperto. Tant'è che si sono sentiti offesi e provocati dalla presenza di due giovani ragazze che si erano fermate a prendere il sole e le hanno cacciate via. Tutto ciò dietro la regia proprio di quell'imam che ritiene le donne ‘un gabinetto’, da usare per ‘svuotarsi’, e che ancora predica indisturbato. Questo è quello che sta accadendo in tutta Europa e in Italia. La conquista, il governo e la sostituzione sono i loro obiettivi: un vero e proprio golpe contro lo Stato di diritto”, ha scritto nel comunicato correlato l’europarlamentare.
Quando un'area comune, destinata per legge e per natura alla libera fruizione di ogni cittadino, subisce una mutazione d'uso tale da imporre codici di comportamento estranei alle leggi dello Stato, si crea un pericoloso precedente di giurisdizione parallela. La trasformazione di un parco in un luogo di culto esclusivo, dove la presenza di due donne in bikini viene percepita e “sanzionata” come un'offesa o una provocazione, ribalta i principi elementari del diritto.
Permettere che le consuetudini religiose di una comunità arrivino a limitare le libertà individuali altrui significa abdicare al principio di legalità e alla difesa dei valori occidentali. In gioco c’è ben più di un parco pubblico.