Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 12:56
Nazionale

Caso Fakir, i parenti dal Marocco: “Crimine contro l’umanità”. E il sindacato di polizia si costituisce parte civile

Il Siulp ha annunciato il gratuito patrocinio per gli agenti feriti negli scontri di Bologna mentre i parenti di Fakir giurano: “Non li perdoneremo”

I sindacati di polizia, dopo la guerriglia urbana generata dai soliti centri sociali con il pretesto di protestare per la morte di Abderrahim Fakir, passano all’azione. “Non siamo bersagli”, hanno tuonato nelle ore immediatamente successive e dopo aver ponderato tutto, e avuto riscontri di quanto accaduto, hanno deciso di passare all’azione. Se il sindacato Sap ha annunciato di aver intrapreso un’azione legale contro il sindaco Matteo Lepore per gli scontri, il sindacato Siulp ha dichiarato l’intenzione di costituirsi parte civile “nei procedimenti nei confronti di tutti coloro che saranno individuati come responsabili delle violenze che hanno compromesso l’ordine e la sicurezza pubblica, causando 64 feriti tra gli operatori delle forze dell’ordine e ingenti danni al patrimonio pubblico e privato”.

Il Siulp ha annunciato anche di aver messo a disposizione dei poliziotti un avvocato con patrocinio gratuito “con l’obiettivo di tutelare i colleghi e promuovere le azioni necessarie al risarcimento dei danni biologici, morali e patrimoniali subiti”. L’iniziativa, ha spiegato il Siulp, “rappresenta una risposta ferma e pienamente rispettosa degli strumenti previsti dall’ordinamento, volta ad affermare la tutela della dignità delle donne e degli uomini in divisa e a contrastare ogni forma di violenza organizzata”. Nel frattempo da Potere al Popolo, dopo aver alzato i toni per la morte di Fakir prima che la procura abbia terminato il suo lavoro, prima che ci siano state novità rilevanti sul caso, in un senso o nell’altro, hanno gridato all’”assassinio di Stato”, mettendo nel proprio mirino i poliziotti che sono intervenuti al Pilastro e poi anche il sindacato Coisp (utilizzando una rielaborazione con l’Ai della foto della vittima), a loro dire reo di aver condiviso la fedina penale di Fakir in un comunicato in cui si sovrappongono elementi diversi per tentare di screditarne l’operato.

Nel frattempo, dal Marocco, la moglie e la zia chiedono “giustizia” per il 42enne. Intervistate dall’emittente marocchina Chouftv, la moglie ha dichiarato: “Io conoscevo bene mio marito, eravamo sposati da 13 anni, era una persona normale e l’hanno ammazzato così, senza motivo“. Quello che è successo “non è giusto, non è normale, nessuno lo ha aiutato”, ha aggiunto. “Lo hanno ucciso, hanno ucciso nostro figlio e noi non li perdoneremo. Lo hanno ucciso come un cane”, ha dichiarato una zia, sostenendo che “è soffocato, è morto violentemente, è stato un crimine”. Un’altra zia ha poi sostenuto una tesi estrema: “Lo hanno giustiziato. Questo è un crimine contro l’umanità, un crimine terribile. Oggi è toccato a lui, domani potrebbe succedere ai nostri figli”.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.