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"Partire in vacanza in sicurezza: vi svelo come proteggervi dai furti in casa"

I consigli dell'esperto in vista delle partenze estive: quali sono le azioni di prevenzione per tutelare la propria casa dai furti. "Una buona condivisione con il vicino di casa può essere molto utile"

"Partire in vacanza in sicurezza: vi svelo come proteggervi dai furti in casa"

Tempo d'estate significa anche tempo di vacanze e di partenze. Ma il dilemma non cambia mai, e si finisce per chiedersi: "La mia casa è sufficientemente a prova di ladro?". A questo fenomeno, quello dei furti, va aggiunto però uno più grave e più urgente, ovvero quello delle rapine in casa, che in estate, complici le città deserte, purtroppo si moltiplicano.

"Molti installano videocamere di sorveglianza, che hanno pure la loro funzione successivamente al reato, ma rappresentano qualcosa di asettico. Sono profondamente convinto che i cittadini debbano avvicinarsi alla polizia locale, che sul territorio ha una grandissima esperienza, con il fine di creare una rete e debellare ladri e rapinatori, cioè sciacalli della società. Ma per farlo occorre anche che il reato diventi antieconomico", chiarisce a IlGiornale Edi Sanson, presidente dell'associazione "I nostri diritti" e consulente per la prevenzione del crimine.

In base ai dati in suo possesso, esiste un'emergenza riguardo furti e rapine estive? O i numeri sono gli stessi tutti gli anni?

"Il discorso è molto ampio. Bisogna distinguere innanzi tutto la città dalla periferia. I numeri di questi fenomeni in città non subiscono variazioni in base alle stagioni, anche se il ladro di solito predilige l'estate, perché le abitazioni sono più vuote e si va a colpo sicuro. Il furto in città è diverso da quello di periferia, messo in atto da ladri molto giovani, come gli zingarelli, per cui l'abitazione viene violata dalla porta d'ingresso. Ci sono varie tipologie di ladri in città, come arrampicatori o distruttori di serrature, tuttavia un buon infisso e un buon sistema di sicurezza normalmente proteggono molto bene la casa in città".

E in periferia?

"In periferia, purtroppo, è diverso: non esiste un castello inviolabile e quindi l'abitazione in periferia subisce questa variazione di tempo - il cambio orario - quindi in inverno per via dell'oscurità è più facilmente individuabile un'abitazione vuota".

Stare in condominio, avere la portineria: sono situazioni più sicure?

"Assolutamente: uno dei valori aggiunti per proteggerci è proprio quello della vigilanza di vicinato. Ci dovremmo fare un po' più gli affari degli altri, per tutelare la proprietà nostra e altrui, perché se siamo egoisti e pensiamo solamente al sistema d'allarme che ci possiamo permettere non è un vantaggio. Quindi il custode, il portinaio che sa un po' di tutti, che vede una presenza strana in condominio - è vero che si farà gli affari nostri perché sa chi ospitiamo o chi siamo abituati a vedere - però è una protezione, è indubbio che la presenza è protezione. Le faccio un esempio".

Dica.

"Durante il lockdown per il Covid-19, non abbiamo avuto furti nelle abitazioni perché eravamo costretti a starci dentro, presidiandola. La nostra presenza esclude il ladro - non il rapinatore - ma il ladro seriale, perché il ladro vuole l'oggetto, non vuole la persona. Non ci tiene d'occhio, tiene d'occhio la casa, vede se la casa è viva. Ci sono professionisti del furto che entrano dagli infissi, quindi fanno un foro per far scattare l'infisso, ci sono quelli che sanno aprire anche le porte blindate di una certa tipologia e quelli che rompono la finestra. È il territorio che in qualche modo stabilisce quale tipologia può essere adottata: la periferia e la città sono due entità completamente diverse e anche il ladro è completamente diverso, quindi anche le tecniche per catturarlo poi sono completamente diverse, perché il poliziotto però è sempre lo stesso e deve adattarsi alla tipologia del ladro".

Quali sono invece le circostanze più vulnerabili in caso di rapine?

"I soggetti più vulnerabili sono gli anziani. La rapina a un anziano comporta la conoscenza della persona: cioè io so che in quella casa c'è un anziano, quindi l'anziano oppone meno resistenza, ha un po' l'incapacità di memorizzare degli elementi che possono essere utili per ricondurre, per identificare l'autore del reato, può avere del denaro contante in casa perché non è così abituato a utilizzare il bancomat. Quindi gli anziani meriterebbero un'attenzione particolare. Le rapine alle banche sono state debellate non per la capacità di opporre un'indagine efficiente, ma perché abbiamo tolto il denaro dalle banche, abbiamo messo le casse automatiche che sono apribili solamente a tempo: il reato diventa antieconomico per il rapinatore, e allora credo che quella sia la chiave di lettura".

Cioè?

"Dobbiamo in qualche modo evitare di tenere dei beni in casa per non rendere più appetibile il reato: finché noi continuiamo a tenere i monili in camera da letto, a tenere dei contanti in giro per la casa, non basta nasconderli in cucina anziché nella giacca della camera da letto dell'armadio. Ormai i criminali lo hanno capito e siamo troppo vulnerabili".

È vero che alcuni compiono furti con il metal detector?

"No, sono leggende metropolitane, come l'addormentamento delle vittime con il gas. C'è la psicosi, la leggenda metropolitana, ci sono varie situazioni che creano allarmismo e questo distoglie dai piccoli accorgimenti per raccogliere elementi o segnalazioni utili per le forze di polizia, che a mio avviso dovrebbero in qualche modo ridimensionare le loro ambizioni di indagini megagalattiche e pensare più a questi piccoli reati che secondo me si possono debellare, specialmente in città piccole. Si può fare".

Davvero?

"A Udine ad esempio l'amministrazione comunale ha dato vita a una sicurezza partecipata che è fatta da cittadini che collaborano con le forze di polizia. È un buon inizio con referenti sul territorio: degli occhi che non sono le telecamere - le telecamere sono asettiche, vanno molto bene per il dopo - il post-reato - sono degli investigatori eccezionali, hanno un tesoro di informazioni utilissimo, ma non possono fare prevenzione. La prevenzione è tutta un'altra cosa, la prevenzione è ancora umana ed è a mio avviso del cittadino. Io ho portato a casa centinaia di arresti grazie al cittadino, grazie a quella fidelizzazione sul territorio tra poliziotto e cittadino comune".

Ci sono altri falsi miti su come proteggersi? È vero che troppe informazioni sui social sono deleterie?

"Il ladro è un criminale seriale, quindi il ladro studia, vive una giornata per adeguarsi, per capire. Le truffe sono l'altra tipologia di reati seriali e le truffe coinvolgono anche i social, coinvolgono anche un po' la psicologia del cittadino che cosa fare. Ci sono molte informazioni che noi diamo sui social: io non credo, non ho mai avuto contezza che si possa fare una valutazione di dove colpire sulla base delle informazioni dei social, è troppo complicato. Questo è un falso mito. Però nell'abitazione, specialmente in città, in cui non si ritira la posta ci può essere un segnale di dove andare a colpire".

Cos'altro?

"Ci sono dei piccoli accorgimenti: la casa deve essere viva, come dicevo prima, anche un semplice cartello di vigilanza attiva è una cosa intelligente e il nostro ladro non starà certo lì ad andare a aprire la porta per verificare se è vero o è falso, quindi questo è già un buon deterrente, e costa niente. L'equilibrio secondo me è ancora basato sul fattore umano, quindi una buona condivisione con il vicino di casa può essere molto utile, oltre che un monitoraggio ambientale, un'area in cui metto una telecamera che può avere una protezione non unitaria ma di un gruppo di case".

Cosa è importante fare dopo aver subìto un furto?

"Mi sono reso conto che il fattore sicurezza, il fattore giustizia sono qualcosa di non conosciuto, nemmeno a grandi linee, è per questo che da presidente dell'associazione 'I nostri diritti' tengo settimanalmente degli incontri con la cittadinanza per spiegare che cosa si deve fare, a partire dalla telefonata al 112, che sembra facile, ma invece se non abbiamo una capacità razionale, sintetica di esporre i fatti, si rischia veramente di avere uno scontro anche con l'operatore del 112. Dopodiché, se il pericolo è ancora imminente, il 112 è anche uno strumento per avere la protezione. Quando la casa è messa in sicurezza, quando noi non rischiamo più nulla, a quel punto non basta l'intervento di una pattuglia ma dobbiamo formalizzare la denuncia".

Perché è importante?

"La denuncia ha un doppio fine: intanto iniziare l'attività di indagine, l'attività poi di un eventuale procedimento e l'eventualità di avere un risarcimento del danno qualora il ladro fosse individuato, ma ha un'altra finalità che è quella di raccogliere dei dati che vanno prima a livello locale, poi a livello centrale e permette un implementamento della vigilanza di quella zona. È un po' complicato: il cittadino crede che il solo chiamare il 112 faccia scattare la denuncia, purtroppo non è così. Oggi anche il cambiamento dettato dalla riforma Cartabia impone la parte attiva del cittadino per il processo penale che parte con la denuncia. E che può servire anche a fermare i criminali".

Quali sono le informazioni utili che possono completare il quadro?

"L'arma dei Carabinieri è capillare sul territorio. Mi piacerebbe molto che un giorno al mese ci fosse un'apertura al cittadino per vedere non solo la caserma, non solo la macchina dei carabinieri per far salire il proprio bambino - un po' come succede anche per i vigili del fuoco che fanno una giornata di informazione. Mi piacerebbe che questa giornata fosse una volta al mese per informare: un'oretta di lezione su quello che può essere l'apporto da parte del cittadino per le forze di polizia.

Ogni carabiniere, ogni poliziotto, ogni insegnante, ogni infermiere, tutti coloro che fanno parte dei servizi dello Stato, dovrebbero essere presenti sempre tra la gente e per la gente. Questo è un orgoglio, poterne farne parte, perché poi c'è un ritorno fantastico che è sempre dato dal cittadino".

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