Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:44
Nazionale

Pensioni, niet della Rgs alla flessibilità. “Costa troppo”

Il rapporto della Rgs mette nero su bianco che Quota 100, Quota 102, Quota 103, Opzione donna e il blocco degli adeguamenti alla speranza di vita sono costati 41,3 miliardi tra il 2019 e il 2025

Il controllo umano sulle nostre pensioni

Prima l’Istat, poi la Ragioneria. Due appuntamenti tecnici capitati nello stesso martedì, per pura combinazione, mentre la politica comincia a mettere mano alla prossima manovra. Il primo ha detto che il deficit 2025 resta al 3,1% del Pil, il secondo ha ricordato che sulle pensioni i margini non sono esattamente infiniti. Una coincidenza, naturalmente. Però, come nei gialli, un indizio è un indizio e due cominciano a fare una trama.

Il rapporto della Rgs mette nero su bianco che Quota 100, Quota 102, Quota 103, Opzione donna e il blocco degli adeguamenti alla speranza di vita sono costati 41,3 miliardi tra il 2019 e il 2025. E nelle proiezioni il cartello della previdenza continua a lampeggiare: 67 anni e sei mesi per la vecchiaia nel 2029, secondo lo scenario demografico di riferimento.

Numeri, appunto. Ma la politica ha il diritto di leggerli diversamente. E infatti il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon non ha gradito la contabilità presa a sé stante. «Parlare di costo della flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, limitandosi a sommare miliardi, significa non capire che dietro ogni numero c’è una donna o un uomo», ha replicato.

E mentre Meloni e Giorgetti cercano di capire con Bruxelles come attivare la clausola di salvaguardia senza restare più a lungo del necessario nella procedura per deficit eccessivo, arriva un doppio promemoria: lo spazio di bilancio va usato con prudenza e le pensioni non sono un capitolo qualsiasi. Nessun complotto, naturalmente. Piuttosto un messaggio amichevole alla vigilia della manovra.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.