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Nazionale

Pure il cardinale progressista prende le distanze dai No Tav: “Una violenza terroristica da condannare”

Il cardinale Roberto Repole, vescovo di Susa e arcivescovo di Torino, di orientamento progressista, stigmatizza le violenze dei No Tav. Dichiarando che tali azioni si allontanano sia dalla democrazia che dal Vangelo

Repole Cardinale

Anche la Chiesa si schiera contro i No Tav. “La violenza è incompatibile con il Vangelo e con la democrazia, dev’essere isolata e sanzionata”, ha detto senza mezzi termini il cardinale Roberto Repole, vescovo di Susa e arcivescovo di Torino, di orientamento progressista.

Repole definisce: “Le azioni di guerriglia che ieri hanno devastato il cantiere di Chiomonte e ferito decine di agenti di polizia non meritano nessuno sforzo di comprensione, sono pura violenza terroristica che desidero condannare con fermezza come cristiano e come cittadino”.

L’alto prelato è convinto che “il dissenso rispetto alle opere pubbliche è sempre legittimo” e ricorda come “tanti abitanti onesti della Val di Susa” si sentano in dovere di schierarsi in prima persona per la “salvaguardia dell’ambiente”.

Questa battaglia pacifica, però, “non ha nulla a che fare con l’odio, con la prepotenza e con il totale scavalcamento delle regole della democrazia”. Un sopruso “condotto - ricorda il cardinal Repole a conclusione del suo ragionamento - anche da gruppi d’assalto che vivono altrove, giungono anche dall’estero e non c’entrano nulla con la Valle”.

E così, anche chi si è sempre schierato contro l’Alta Velocità in Val di Susa si è reso conto che il limite è stato abbondantemente superato dai No Tav e si è reso conto della strumentalizzazione politica operata anche da antagonisti di sinistra stranieri, giunti in Val di Susa solo per esportare la violenza. Secondo Il Corriere della Sera, infatti, i manifestanti erano perlopiù francesi, ma tra loro erano presenti anche tedeschi e spagnoli che, incappucciati, hanno lanciato pietre e molotov contro le forze dell’ordine dando vita a un vero e proprio agguato. Il bilancio delle vittime è di 130 agenti delle forze dell’ordine feriti di cui 68 carabinieri, 18 finanzieri e 48 poliziotti, mentre le persone identificate per le violenze sono 450. Tutto questo mentre il M5S, nonostante la ferma condanna di Giuseppe Conte delle violenze, continua a porre l’accento più sull’inutilità dell’opera che sulle aggressioni subite dalle forze dell’ordine.

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