La stagione estiva è da poco entrata nel vivo e nelle prossime settimane torneranno operative tutte, o quasi, le navi delle Ong dei migranti. Riprenderanno le polemiche per i porti lontani e per i fermi amministrativi e tutto sarà uguale agli anni precedenti. Spesso ci si chiede come facciano a operare navi così grosse che, almeno apparentemente, non hanno grandi società di finanziamento alle loro spalle. La maggior parte dei finanziamenti, ora che anche la Germania ha chiuso i rubinetti delle erogazioni statali, arriva dal privato. E non si parla di somme nell’ordine di migliaia di euro di finanziamenti ma di milioni. Inoltre, queste Ong, per lo più, sono parte di un’alleanza tedesca, la United4Rescue, che accentra a sé migliaia di investitori, anche di ampia capacità economica, per poi ridistribuire i finanziamenti, che si sommano a quelli che ogni Ong recupera in autonomia.
Per esempio, nel primo semestre del 2026 United4Rescue ha elargito 140mila euro a Sos Humanity per le operazioni nel Mediterraneo Centrale. La nave Humanity 1 ha effettuato diversi interventi in questa prima parte dell’anno. Inoltre, United4Rescue ha speso ulteriori 60mila euro per acquistare un Rhib per Mission Lifeline, che opera nel Mediterraneo con la nave Lifeline, alle sue prime missioni nel Mediterraneo. Dopo aver dismesso la grossa imbarcazione impiegata fino al 2023, da quest’anno opererà con una piccola barca veloce per aggirare il decreto Piantedosi: per questa barca, United4Rescueha investito per acquistare il grande gommone da soccorso. Ha poi contribuito con 10mila euro alle operazioni di rimessaggio e manutenzione per il veliero Imara. Altri 25mila euro sono stati destinati alla barca Trotamar III per rimessaggio e manutenzione.
Ma non è finita qui, perché nella rendicontazione delle spese per il 2026 risultano anche 10mila euro che United4Rescue ha deciso di investire quest’anno per assistere legalmente i soggetti accusati di essere gli scafisti dei barconi che raggiungono l’Italia. “Spesso i rifugiati vengono arbitrariamente accusati di essere trafficanti perché sono stati visti alla guida della barca o semplicemente perché vengono accusati di esserlo. In Italia, attualmente più di 1.000 persone sono detenute come cosiddetti ‘boat driver’. La maggior parte di loro non ha accesso ad avvocati ed è completamente isolata. L'organizzazione borderline-europe accompagna gli arresti, contatta i detenuti, collabora con avvocati e iniziative e informa l'opinione pubblica sull'arbitrarietà della situazione”, si legge nella “giustifica”. Questo risponde alla domanda di tanti sui dubbi per i pagamenti di avvocati, e non solo, a cui hanno accesso soggetti nullatenenti. Esistono reti come questa alle loro spalle, che si muovono e grazie a un sistema di finanziamenti assistono anche i soggetti accusati dalla legge italiana.
Altri 70mila euro, infine, risultano investiti da United4Rescue per il supporto ai soggetti che cercano di superare irregolarmente i bordi dell’Unione europea via terra, sia al confine tra Bielorussia e Polonia, sia lungo il confine croato.