Il tetto al 30% di alunni stranieri che non conoscono la lingua nelle classi rappresenta una misura di buonsenso, indispensabile per garantire un’integrazione effettiva, preservare la qualità della didattica e tutelare l’identità culturale dei territori. L’orientamento espresso dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni individua una criticità reale con cui molte amministrazioni si confrontano quotidianamente, che ne dica la sinistra che da ore polemizza anche su questo. Perché l’obiettivo è evitare la formazione di ghetti scolastici che finiscono per penalizzare sia gli studenti italiani sia quelli di origine straniera.
Il caso di Monfalcone costituisce, in questo scenario, un modello emblematico e drammatico delle conseguenze di un’immigrazione non governata nel tempo. In una realtà urbana di 33.000 abitanti, il 31% dei residenti è composto da cittadini stranieri, in prevalenza comunità pakistane e bengalesi. Una concentrazione che si riflette in modo diretto e imponente sulla rete scolastica cittadina, dalle scuole dell’infanzia fino alle primarie, dove ci sono anche situazioni limite, con classi di 25 bambini in cui ben 23 sono stranieri. Nell’Istituto comprensivo “Ezio Giacich”, ad esempio, su 734 iscritti alle primarie, 560 sono alunni di origine straniera. “Gli alunni stranieri sono ormai dovunque la maggioranza e nonostante il grande sforzo nella direzione dell’intercultura, non è facile fermare l’emorragia dei monfalconesi”, ha dichiarato la dirigente scolastica Maria Chiara Liardo al Corriere della sera. Il problema principale sorge nel momento in cui gli studenti italiani, o quelli di seconda generazione che parlano regolarmente l’italiano, devono confrontarsi con bambini o ragazzi appena arrivati che non conoscono la lingua. Ed è una situazione molto frequente, che inficia inevitabilmente il percorso di tutti, da una parte di chi non può andare avanti regolarmente col programma, dall’altra di chi si trova a confrontarsi con un programma in una lingua sconosciuta.
Di fronte a questa emergenza, la linea d’azione promossa dalla Lega punta su interventi strutturali di redistribuzione territoriale. L’europarlamentare Anna Maria Cisint, alla guida della città dal 2016 al 2024, aveva avanzato la proposta di distribuire gli studenti stranieri negli istituti comuni vicini, “eravamo anche pronti a sobbarcarci gli oneri del trasporto” ma, ha spiegato al Corriere, “tutto si è arenato”. Si tratta di una soluzione pragmatica che l’attuale sindaco, Luca Fasan, intende riprendere e portare avanti per evitare il definitivo stravolgimento dell’assetto sociale e scolastico della città. “Diversamente tra pochi anni le nostre scuole saranno frequentate solo da stranieri. E noi, non possiamo permetterci l’islamizzazione della nostra città”, ha concluso Cisint.
