“Peccato che se la sia cavata”, “lurida”, “nessuna solidarietà”. Commenti choc comparsi sui social, accompagnati dalla foto di una professoressa, hanno però colpito la persona sbagliata. Il volto utilizzato nei post non è quello dell’insegnante al centro delle critiche per le sue posizioni sull’immigrazione, cioè Isabella Marsilio, la docente aggredita pochi giorni fa a Roma, ma quello di Chiara Mocchi, la docente accoltellata da uno studente il 25 marzo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo.
Per il suo legale, Angelo Lino Murtas, si tratta di una vera e propria “gogna mediatica” che deve essere fermata: “Rimuovete immediatamente” immagini, vignette e contenuti che utilizzano il volto della docente, le parole dell’avvocato.
Prof aggrediti in diretta su Telegram, quando la violenza diventa showIsabella Marsilio e le sue posizioni sull’immigrazione
In un’intervista al Corriere della Sera, Isabella Marsilio ha raccontato di aver chiuso i suoi profili social per le critiche ha ricevuto in merito alle proprie posizioni politiche.
“Sono stata massacrata in un modo spietato. Come se i concetti di libertà e democrazia, ai quali proprio i detrattori si appellano, fossero solo parole. Chi mi attacca per il mio pensiero politico, manifesta così di essere, appunto, fascista, limitando la mia libertà di espressione. Mi hanno dato della nazista, assassina, mostro, un pericolo per la società. C’è stato chi ha scritto ‘peccato che il ragazzo non sia riuscito a compiere l’omicidio’”.
Lo spray urticante in classe, poi le coltellate alla prof in diretta social. L’aggressione choc del 13enne a RomaPer la prof, la propria “posizione” politica “non ha mai influito” sull’insegnamento ed evidenzia che “è ridicolo parlare ancora di fascismo, finito nel ’45. Ma per molti essere di destra significa essere razzisti e odiare chi non ha il colore della mia pelle? Essere di destra vuol dire altro, libertà, rispetto della propria storia, dei propri valori, ordine, rispetto. Ora, se tutto quello che ho elencato significa essere fascisti, allora sì sono fascista. E la destra che sta governando, sono tutti fascisti, nazisti?”.
Sul concetto di remigrazione, “mi hanno violentata psicologicamente. Ma non intendevo deportazioni, di infausta memoria. Sono lontanissima da questo passato storico, dalle leggi razziali. La intendo solo, limitatamente ed esclusivamente, per coloro che arrivano nel nostro Paese in modo irregolare, anzi più precisamente per chi viene solo a delinquere”.
Sui social i messaggi con la prof sbagliata
Oltre alle fotografie, sui social sono circolate anche vignette satiriche nelle quali è stata utilizzata l’immagine di Chiara Mocchi e non quelle di Isabella Marsilio. Il volto della docente di Trescore è così finito associato a contenuti, opinioni e messaggi che non ha mai espresso e che riguardano l’altra collega aggredita.
Chiara Mocchi, infatti, è la professoressa che ha rischiato la vita dopo essere stata accoltellata da uno studente lo scorso 25 marzo a Trescore Balneario. La docente sta ancora affrontando la riabilitazione per le conseguenze dell’aggressione.
A intervenire sulla vicenda è stato il suo legale, Angelo Lino Murtas, che ha formalmente diffidato gli autori dei contenuti e chiunque li abbia pubblicati, riprodotti o condivisi.
Chiara Mocchi, chi è l’insegnante aggredita a Bergamo dallo studente di terza mediaLa diffida del legale
L’avvocato definisce Chiara Mocchi una “docente che ha rischiato la vita mentre svolgeva il proprio lavoro e sta ancora affrontando la dolorosa riabilitazione per le conseguenze invalidanti di quella drammatica aggressione. Merita il massimo rispetto”.
La richiesta è di “rimuovere immediatamente ogni immagine, vignetta, post o altro contenuto nel quale siano stati indebitamente utilizzati il volto o le sembianze della professoressa Chiara Mocchi, nonché a cessarne ogni ulteriore diffusione”.
Il legale fa inoltre sapere che tutto il materiale già pubblicato è stato conservato, compresi commenti e condivisioni, “ai fini della tutela dei diritti della mia assistita”.
Nella diffida viene anche prospettato il ricorso alle sedi civili e penali qualora la diffusione delle immagini dovesse proseguire. “Qualora dovessero proseguire l’utilizzo o la diffusione dell’immagine della professoressa Mocchi nei termini sopra descritti - avverte l’avvocato nella diffida - saranno intraprese, a sua tutela, tutte le opportune iniziative nelle competenti sedi civili e penali, ai fini dell’accertamento delle responsabilità, della cessazione delle condotte lesive e del risarcimento di tutti i danni subiti”.
“Una gogna mediatica”
Per il legale, quella subita dalla docente è una “gogna mediatica”, arrivata mentre la professoressa è ancora in convalescenza dopo la grave aggressione.
Il suo volto, secondo quanto denunciato dall’avvocato, è stato infatti associato a “fatti, opinioni e messaggi, anche di natura politica, che non le appartengono”.
La precisazione contenuta nella diffida riguarda anche la distinzione tra la libertà di espressione e l’utilizzo dell’immagine di una persona estranea ai contenuti pubblicati. “La questione - spiega Murtas - non riguarda la libertà di satira, di critica o la legittimità delle opinioni espresse, bensì la tutela dell’immagine, dell’identità personale e della reputazione di una persona del tutto estranea ai fatti rappresentati”.
