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I giudici condannano il Viminale per il fermo della Mare Jonio

Il caso è quello della Mare Jonio: il fermo del 2023 è stato considerato illegittimo da parte dei giudici. Il Ministero dovrà pagare le spese legali

I giudici condannano il Viminale per il fermo della Mare Jonio
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Ennesima decisione dei giudici in contrasto con il decreto Piantedosi: il tribunale di Trapani ha dichiarato illegittimo il fermo della nave Mare Jonio disposto nell'ottobre 2023, annullando quindi, oltre al fermo, anche le sanzioni e condannando il Viminale al pagamento delle spese legali. Come si legge nella stessa nota di Mediterranea Saving Humans, la Ong legata a Luca Casarini, la nave in quell’occasione aveva effettuato un’operazione di recupero in acque Sar libiche. Nonostante quella zona fosse di competenza libica, l’Ong non chiese il coordinamento al Paese africano e, tanto meno, chiese l’assegnazione di un porto di sbarco.

Una prassi per le navi Ong che operano nel Mediterraneo centrale, quella di bypassare il coordinamento libico e la richiesta di un porto al Paese africano, o a qualunque altro Paese più vicino, rivolgendosi sempre e comunque al centro di coordinamento di Roma. Per queste ragioni era stato applicato il decreto Piantedosi che, però, per il tribunale siciliano sono “illegittime” perché “la Mare Jonio aveva immediatamente comunicato a tutte le autorità la disponibilità della nostra nave a intervenire in soccorso di questa imbarcazione e che, come si legge nella sentenza, 'viene espressamente e chiaramente escluso che la Libia, Paese che non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, soddisfi i criteri per essere designata come luogo sicuro ai fini dello sbarco”.

Così scrive la Ong nella sua nota rendendo pubblici i fatti, sottolineando anche che dopo la sentenza del tribunale di Trapani andremo avanti ancora più convinti nel soccorso civile in mare: con la barca Safira già in missione a Lampedusa, e con nave Mediterranea che sta rendendo più efficienti ospedale di bordo e mezzi di intervento rapido, e che presto tornerà in mare”. Quindi, è la conclusione della nota, “invitiamo tutti coloro che praticano solidarietà, soccorso, cura, protezione verso i più fragili, in terra e in mare, a continuare e a disobbedire alle leggi ingiuste messe in atto da politiche disumane. Un giorno questi potenti risponderanno anche nei tribunali per i loro crimini. Davanti alla Storia lo stanno già facendo”.

Contrastare l’immigrazione irregolare dovendo arginare anche la supponenze di chi lancia proclami simili, che trova sponda utile nei tribunali italiani, non è semplice. Questo Paese sembra essere condannato a dover sottostare al volere di organizzazioni non governative che operano al di sopra della legge, legittimate a farlo.

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