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Nuove frontiere

Amodei e Altman, appello globale sull’IA: “Serve un coordinamento per fermare i rischi”

Il fondatore di Anthropic e il numero uno di OpenAI concordano sulla necessità di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e chiedono standard di sicurezza comuni tra aziende e governi democratici

Rebuild 2026, PlanRadar e Intelligenza artificiale nell'operatività quotidiana in settore costruzioni

Ieri con un post su X, Dario Amodei fondatore e amministratore delegato di Anthropic – la società che alimenta Claude -, ha lancia il sasso, anzi un vero e proprio macigno nello stagno dell’intelligenza artificiale nel tentativo di rompere l’incantesimo pericoloso e risvegliare bruscamente l’umanità dai rischi che corre. A stretto giro, era passata appena un’ora, gli ha risposto sempre su X Sam Altaman, amministratore di OpenAi e padre di ChatGPT, che ha scritto “concordo con Dario sul fatto che dobbiamo moderare il ritmo” con cui l’AI si sta sviluppando”.

Insomma, i due titani della corsa all’oro dell’intelligenza artificiale hanno pubblicamente ammesso che bisogna sì procedere, ma con la mano ferma sul freno a mano. Amodei è stato ancor esplicito ed esaustivo pubblicando sul suo blog un vero e proprio manifesto e impegnando la sua società tre precisi impegni che Anthropic porterà avanti. “Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di intelligenza artificiale. I progressi sembreranno comunque rapidi, e dobbiamo fare un uso saggio del tempo che guadagniamo. La mia prima preoccupazione è che dall’estate scorsa, l’intelligenza artificiale si sta evolvendo a un ritmo drasticamente più rapido, principalmente grazie alla sua crescente capacità di sviluppare la prossima generazione di IA. La mia seconda preoccupazione riguarda l’incidente OpenAI-Hugging Face, in cui uno sciame di agenti ha condotto attacchi informatici contro obiettivi non richiesti e non correlati al compito assegnato”.

A differenza di altri post pubblicati da Dario Amodei questo non si può certo dire che sia passato inosservato, anzi tutt’altro: in meno di 18 ore, il pubblico raggiunto ha generato poco meno di 50 milioni di visualizzazioni, 70 mila like e 21 mila repost. Una marea di interazioni che non rallenta, ma che continua a crescere e alimentare un dibattito che era già inserito nelle agende del dibattito politico mondiale, ma che c’è da scommettersi da oggi diventare una delle priorità degli Stati.

“Non sviluppare la tecnologia priverebbe l’umanità di benefici o, più semplicemente, metterebbe l’IA nelle mani di poteri autoritari, mentre – scrive sempre Amodei - svilupparla troppo in fretta sarebbe sconsiderato”, ma avverte Amodei è necessario innanzi tutto “costruire l’IA a un ritmo equilibrato che miri a garantirne la sicurezza, pur continuando a perseguirne i benefici e ad affrontare importanti dilemmi geopolitici”, in secondo luogo è arrivato il momento di definire un “Coordinamento democratico: le aziende all’avanguardia nel campo dell’IA nei paesi democratici si coordinano per stabilire standard di sicurezza comuni e limiti al ritmo di progresso incontrollato dell’IA”. Infine, questo approccio collettivo e relazionale tra le Big Tech e gli Stati deve dar vita a un “Coordinamento globale. Gli Stati Uniti e altri governi democratici cercano di coordinarsi con i governi autoritari, nella misura in cui ciò sia possibile, prendendo seriamente in considerazione le sfide legate alla verifica del rispetto degli accordi”.

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