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Nuove frontiere

Dalla Cina la rivincita di noi pigri: muscoli innestati che fanno ginnastica al posto nostro

Lo studio è stato condotto dall’Institute of Zoology della Chinese Academy of Sciences di Pechino, con la University of Chinese Academy of Sciences e il Beijing Institute for Stem Cell and Regenerative Medicine, e è uscito su Nature Aging

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Se voi seguite delle diete, magari per mangiare sano (dieta mediterranea, basta seguire Gabriele Bernardini su Instagram), o semplicemente per essere in forma (sempre c’è il più pop e simpatico Walter Antonucci, o Dario Bressanini, più chimico, con la dieta termodinamica), per dimagrire (bene o male) si finisce sempre lì: deficit calorico. E ogni dieta è accompagnata da un’indicazione, movimento fisico. E lì mi scoraggio. Mi va bene la dieta mediterranea, mi faccio andar bene anche le verdure e tutte quelle robe naturali che detesto e la rinuncia a tutto ciò che è ultraprocessato che significa spesso ultrabuono, quello che mi fa veramente fatica è fare movimento, io che al momento non ho nessuna malattia (spero) ma ho perfino cercato la sedia di Stephen Hawking per muovermi per casa.

Adesso scopro una ricerca interessante. Una ricerca cinese, ok, però la Cina sappiamo che è all’avanguardia, e sui topi, ok, però sappiamo che tutto inizia sui topi, noi siamo cresciuti con Topolino, la scienza sperimenta prima sui topi. Lo studio è stato condotto dall’Institute of Zoology della Chinese Academy of Sciences di Pechino, con la University of Chinese Academy of Sciences e il Beijing Institute for Stem Cell and Regenerative Medicine, e è uscito su Nature Aging (eh sì, a 55 anni diventa tutto aging, anche le letture), con il titolo Contractile myografts confer systemic anti-aging benefits.

Bene, vado ai fatti, anzi alla ciccia che si potrebbe perdere da fermi. Sentite qui: hanno prelevato cellule staminali muscolari dal quadricipite dei topi, le hanno coltivate e differenziate in cellule muscolari e poi le hanno impiantate sotto la pelle della schiena dello stesso animale. Questi innesti, chiamati myografts, hanno formato vero tessuto muscolare organizzato e vascolarizzato e non solo, il muscolo impiantato si contrae continuamente da solo. Il topo non deve correre o saltare né sollevare niente né comandare volontariamente quel tessuto: il graft continua a lavorare, e gli innesti sono rimasti vitali per mesi.

Gli autori hanno osservato effetti sul resto dell’organismo, compatibili in parte con quelli prodotti dall’esercizio fisico. Il punto biologico è che il muscolo scheletrico non è soltanto un motore: comunica con altri organi attraverso segnali metabolici e ormonali. Nei topi adulti con myograft le fibre muscolari del corpo erano più spesse rispetto ai controlli e presentavano modificazioni associate a minore infiammazione e minore accumulo di grasso nel muscolo.

Ma sentite questa! Nei topi resi obesi con una dieta ricca di grassi dopo sedici settimane quelli con il myograft avevano più massa magra, meno grasso corporeo, glicemia inferiore e un aumento del colesterolo più contenuto. Perfino trigliceridi inferiori, meno danno epatico, minore infiammazione sistemica e maggiore dispendio energetico, e nei topi anziani anche una riduzione dei segni di neurodegenerazione del cervello e migliori prestazioni in un test di esplorazione nel labirinto, una pacchia, per chi come me odia il movimento è letteralmente grasso che cola.

Ok, gli scienziati specificano che tutto ciò non nasce per permettere ai sani di evitare la palestra, ma soprattutto per persone per cui l’esercizio è impossibile, insufficiente o controindicato, e cioè anziani fragili, pazienti allettati, persone con forte perdita muscolare o determinate malattie croniche, e pur non appartenendo a nessuna di queste categorie mi ci metto anche io, per far sì che ci entriate anche voi. Gli scienziati sono troppo selettivi.

Sottolineano che è ancora un esperimento sui topi, d’accordo, ma “sui topi” non vuol dire affatto “resterà sui topi”: anche la penicillina passò dal famoso esperimento di Florey e Chain sui topi, e una quantità sterminata di farmaci, vaccini e terapie che usiamo oggi è passata prima dai modelli animali. James P. White, fisiologo della Duke University, nel commento pubblicato insieme allo studio osserva che nell’uomo potrebbero essere necessari più innesti distribuiti nel corpo per riprodurre benefici paragonabili. Proprio per anziani o pazienti fragili, sottoporsi a numerosi impianti sarebbe un problema evidente. In ogni caso se vi manca una prima cavia umana, non ho problemi, innestatemi pure, innestatemi tutto. Così a tutti i miei familiari che mi dicono alzati dal divano, fai movimento, potrò dire, magari mangiando pure Big Mac e patatine: sto facendo palestra, non è come sembra. E nel giro di un mese sarò come Schwarzenegger negli anni Ottanta. Oppure morto, tanto di qualcosa bisogna pur morire, meglio per la scienza, e muscolosi senza aver messo piede in una di quelle maledette palestre.

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