Potremmo chiamarlo il paradosso di META, anche perché non riguarda solo META ma l’obiettivo dichiarato di molte Big Tech e la promessa fatta a tante little tech e in generale alle imprese: presto non avrete più bisogno di dipendenti, farà tutto l’AI. Che poi non si è ancora capito: se farà tutto l’AI, i consumatori che fanno guadagnare le stesse aziende che fine fanno? Chi consuma cosa? E se questo lo fanno aziende miliardarie, figuriamoci gli altri.
A parte questo c’è una novità divertente, la cosa ha preso una piega fantozziana. Reuters pubblica un’inchiesta di Katie Paul intitolata “Mark Zuckerberg had a bold plan to replace Meta staff with AI. Here’s how it imploded”, siccome il piano è imploso dall’interno. Il progetto interno si chiamava Project OT - Organization Transformation. L’idea era rendere Meta “AI-native”, con piccoli team da 3–5 persone al posto dei tradizionali gruppi da 10–20 e gli agenti AI che avrebbero svolto gran parte del lavoro. Meta valutava di ridurre alcuni team fino al 60%. Più della Meta. E solo per iniziare.
Piccolo problemino. Anzitutto immaginate di essere uno di quelle migliaia di ingegneri informatici trasferiti in speciali unità chiamate Applied AI Engineering e che dovevano addestrare l’AI a fare a meno degli stessi ingegneri. Qui viene il bello: la quantità di modifiche al codice prodotte con l’AI era salita del 220%, ma le modifiche che si traducevano effettivamente in nuove funzioni per gli utenti soltanto del 36%, e mica è finita qui. Nel frattempo gli incidenti tecnici e di sicurezza sono aumentati del 40%, e il tempo impiegato dai dipendenti a rimediare ai guai del software è cresciuto del 70%.
Posso dire che godo? E mica perché sono un comunista, anzi, sono un consumista, appunto (e neppure sono un boomer, generazione X, prima della X di Musk, tiè). Perfino Bill Gates, l’altro ieri, ha ricordato che nel 1933, durante la Grande Depressione, la disoccupazione negli Stati Uniti raggiunse il 25%, aggiungendo che l’AI potrebbe anche non arrivare a quei livelli e ciò nonostante il suo impatto sull’occupazione non si esaurirebbe con un ciclo economico (quella del 1929 contribuì poi alle condizioni che portarono alla Seconda Guerra Mondiale, di questi tempi non si fatica a immaginarne una terza già senza AI).
Nell’economia dell’AI, per carità, ci sono anche nuove occupazioni, migliaia di piccole startup tecnologiche, influencer con l’hype dell’AI, che finiranno per chiedere la carità, come molte dot-com alla fine della bolla. Di quelle chissenefrega, saranno le prime a sparire e non sono mai servite a niente. Piuttosto fossi un ingegnere informatico di Meta chiamato a istruire un’AI a fare a meno di me, me ne andrei prima. “Ehi John, qui si è buggato tutto, servi ancora tu”. Dito medio e “chiedilo all’AI, Mark”.
