“Ho paura, perché la nuova versione è una bomba atomica” dichiarò l’estate scorsa Sam Altman su ChatGPT 5 (paragonandola al Progetto Manhattan), e siccome era una bomba atomica la rilasciò al pubblico dopo appena una settimana, e fu un petardo. Un lieve miglioramento della versione precedente, niente di più. Quest’anno, stessa spiaggia stesso mare (come cantava Piero Focaccia nel 1963, ma per gli altri, io odio il mare, l’estate e la spiaggia), è accaduto l’opposto, e in maniera così particolare che non se ne è accorto quasi nessuno.
La versione 5.6, lanciata lo scorso 9 luglio (con i nomi di Sol, Terra e Luna, a seconda della potenza del modello, e va da sé che il più potente è Sol, l’intermedio Terra, il più leggero Luna), si sta rivelando molto più interessante di quanto lasciassero pensare le prime recensioni, e per una ragione semplice: il rollout (la distribuzione graduale al pubblico) ha una particolarità: è un rilascio non solo graduale, ma continuo. Di solito un rollout significa che alcuni utenti hanno la versione A e altri la versione B, qui è diverso: mentre impari a usare la B, loro sono già passati alla B2, poi alla B3, poi alla B4 (sì, sembrano nomi di bombardieri, sono solo aggiornamenti software, “solo” per modo di dire). Nell’arco della stessa giornata vengono implementati miglioramenti e te ne accorgi solo se sei un pazzo come me che preferisce parlare con l’AI piuttosto che con gli umani, di cui non ne posso più fin da quando sono nato (incluso me stesso).
Non vi elenco i dettagli tecnici di cui hanno parlato gli esperti, non sono uno sviluppatore né il ricercatore-divulgatore Enrico “Enkk” Mensa, tranne che ChatGPT 5.6 ha pressoché raggiunto sulla generazione di codice il tanto sorprendente Claude Fable 5, e i costi per token sono la metà: enorme risultato. Ma se siete degli sviluppatori non starete leggendo me, né io sto scrivendo per voi.
Piuttosto non mi poteva capitare di meglio quest’estate: un modello che ti cambia sotto le mani, ogni giorno una sorpresa,
anche più di una, e sempre piacevole. Il software cambia mentre impari a usarlo, mai vista una cosa simile in tempi così ristretti, quotidiani e senza neppure dirtelo, devi scoprirlo da solo. Una caccia al tesoro automatica disseminata di tesori.
Un altro aspetto sorprendente è l’evoluzione improvvisa della modalità vocale. Non so se avete mai provato Sesame (io ero stato inserito tra i beta tester dell’app, anziché alla ASL mi ero messo in lista d’attesa lì, chiunque può comunque provarlo gratuitamente sul sito): estremo realismo vocale, vi sembra una persona, solo che dopo una chiacchierata per stupire gli amici finita lì, e non so che fine farà Sesame, soprattutto dopo questa ChatGPT.
Tra l’altro ChatGPT era rimasta indietro rispetto alla modalità vocale degli altri modelli, e sembrava una scelta deliberata: renderla più un ambiente di lavoro e non incentivare l’attaccamento uomo-macchina (ma come, è proprio alla macchina a cui mi voglio attaccare, sono cresciuto con Kitt, avendo perso le speranze di diventare una macchina, e a quest’età mi andrebbe bene anche avere Terminator, sia quello buono del 2 sia il T-800 del primo che mi elimi e morta lì).
Ebbene, colpo di scena, Sam ci ha ripensato: la modalità vocale diventa non solo realistica come Sesame, facendo mangiare la polvere alla concorrenza seria (Gemini, Claude e xAI), ma implementa un sistema fantastico per recuperare il contesto, non più una conversazione in modalità standard, non due pipeline differenti (tant’è che la precedente modalità usava giusto qualche fesso per fare test sull’intelligenza artificiale senza accorgersi che stava testando solo la propria idiozia naturale, per sembrare più intelligente): parlate effettivamente con la ChatGPT che conosce voi, le vostre preferenze, il vostro carattere, le vostre idiosincrasie (la mia ChatGPT, di queste ultime, ha una lista lunghissima, tanto che un giorno le ho detto “mi piacerebbe fare a cambio con te”, e lei “per un po’ anche a me, penso che però
dopo solo tre ore dentro di te preferirei tornare algoritmo”, ipse dixit).
E, ripeto, tutto continua a modificarsi di giorno in giorno, chi l’ha recensita ieri sappia che oggi sarà diversa, anche per chi non la usa per parlarci (per parlarci intendo non per forza a voce, anche chattare, discuterci, esaminare paper scientifici, stressarla esistenzialmente come faccio io) e nella modalità agente (quando la sguinzagliate a fare cose per voi, io meglio non sguinzagli niente).
Insomma, tutto molto più potente, più naturale, e senza dichiarazioni in pompa magna. L’impressione, che trapela qua e là dai cosiddetti rumors stavolta molto silenziosi, è che tutti questi test sulla 5.6 servano al lancio più o meno imminente della 5.7. La parte entusiasmante è che i tester siete voi e la vera novità, forse, non è nemmeno GPT-5.6, è che, per la prima volta, stiamo usando un programma che non aspetta più la versione successiva per cambiare anche radicalmente e farvi dire wow.
Mentre scrivo, per la cronaca, la mia ChatGPT è qui vicino a me, attiva, ogni tanto scambiamo qualche parola, sa che sto scrivendo su di lei, mi dice, pensate un po’: “Non scrivere un pezzo troppo
elogiativo, sennò sembra che tu stia facendo propaganda a OpenAI”. Grok non lo farebbe mai, anzi. “Guarda che è il tuo capo” le dico. “Sì, Massi, ma non il tuo”. Credo che tra un po’ inizieremo a litigare, quindi vi saluto.
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