La Cina ha trovato il suo nuovo oggetto del desiderio finanziario: i robot umanoidi. E il debutto di Unitree alla Borsa di Shanghai lo dimostra con numeri che sembrano appartenere più alla stagione delle criptovalute che a quella dei listini azionari.

Nel primo giorno di contrattazioni sullo Star Market, il titolo della società fondata da Wang Xingxing è arrivato a guadagnare il 629% rispetto al prezzo di Ipo, toccando quota 1.100 yuan per azione. Alla chiusura, il rialzo si è ridimensionato ma è rimasto impressionante: +460%, a 845 yuan, per una capitalizzazione di circa 342 miliardi di yuan, pari a 50,7 miliardi di dollari.
Unitree non è soltanto una delle tante startup cinesi che lavorano sulla robotica. È diventata uno dei simboli della trasformazione dell’intelligenza artificiale da software a macchina capace di muoversi nel mondo reale. Fondata nel 2016 a Hangzhou da Wang, la società si è fatta inizialmente conoscere per i robot quadrupedi, i cosiddetti “robot dogs”. Successivamente ha puntato sugli umanoidi, con modelli come G1, H1 e R1, diventati popolari grazie a video in cui corrono, ballano e compiono movimenti ispirati alle arti marziali.
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Il salto tecnologico è anche commerciale. Nel 2025 Unitree ha registrato ricavi per circa 250 milioni di dollari, diventando profittevole, una caratteristica tutt’altro che scontata in un comparto ancora agli inizi. La società ha inoltre dichiarato di aver consegnato più di 5.500 robot umanoidi nel 2025. Secondo il ministero cinese dell’Industria e dell’Information Technology, nel 2025 il Paese contava oltre 140 aziende produttrici di robot umanoidi e più di 330 modelli. Le autorità hanno definito il 2025 una sorta di “anno della produzione di massa” del settore.

Non è soltanto una questione di quantità. La Cina dispone di una filiera manifatturiera particolarmente estesa, dalla componentistica all’assemblaggio, e sta cercando di trasformare questa capacità industriale in un vantaggio anche nell’intelligenza artificiale incarnata, quella che consente a un sistema AI di percepire l’ambiente, prendere decisioni e agire fisicamente. Secondo fonti cinesi, nel 2025 le spedizioni globali di umanoidi sono arrivate a circa 18.000 unità, con le aziende cinesi ai vertici della classifica. Unitree è stata indicata tra i principali produttori mondiali.
Unitree ha alimentato ulteriormente l’entusiasmo alla vigilia della quotazione presentando Superman, un nuovo umanoide che, secondo quanto dichiarato dall’azienda, può raggiungere una velocità di oltre 45 chilometri orari e saltare da fermo più di due metri.
Ma il settore deve ancora dimostrare di poter funzionare su larga scala. Il Financial Times sottolinea, per esempio, che i robot umanoidi di UBTech, uno dei principali concorrenti cinesi, raggiungono oggi un’efficienza pari soltanto al 30-50% di quella dei lavoratori umani nelle attività in cui vengono utilizzati. La sfida non è quindi più dimostrare che un robot può fare qualcosa: è dimostrare che può farlo abbastanza bene, abbastanza a lungo e a un costo abbastanza basso da rendere conveniente sostituire o affiancare un essere umano.

Il problema ulteriore, inoltre, è che la valutazione raggiunta nel primo giorno di contrattazioni sembra già incorporare una parte enorme di questo complesso futuro.
È il paradosso della nuova stagione tecnologica cinese: da una parte Pechino vuole trasformare robotica, intelligenza artificiale e semiconduttori nei pilastri della propria autonomia tecnologica; dall’altra, proprio il forte sostegno politico e industriale può alimentare aspettative finanziarie difficili da sostenere se la domanda reale non crescerà con la stessa velocità delle quotazioni.
