Olanda, solo un miracolo può fermare il no

dal nostro inviato a L’Aia

Galeotta fu la Costituzione Ue. Galeotta per la Francia e per l'Olanda. Da Parigi la bocciatura è già arrivata. All'Aia è data per scontata: ieri gli ultimi sondaggi erano inclementi, il no toccava il 61 per cento a mezzogiorno, il 61,5 la sera. E oggi gli olandesi, come i francesi domenica, invece di ratificare la nascita della Magna Charta uscita dagli alambicchi della Convenzione di mago Giscard, ne ratificheranno il decesso. Con una differenza non da poco per i vertici dei due governi. A Parigi il presidente Jacques Chirac, il cui ultimo appello in favore del sì ha fatto cilecca, non si è dimesso e ha subito trovato un capro espiatorio nel premier Jean-Pierre Raffarin, al quale è stato dato il benservito e sostituito con l'ex ministro degli Esteri Dominique de Villepin. All'Aia, invece, il premier Jan-Peter Balkenende non potrà trovare un capro espiatorio. Da giorni, poverino, si sta sgolando in esortazioni e appelli a votare sì. Lo ha fatto anche ieri sera in Tv. Ma l'impressione è che l'ago della blancia non possa più essere spostato. «Nee» era e «nee» resta.
Una dura sconfitta per il primo ministro cristiano-democratico e per i suoi alleati di governo, I liberali del Vvd e del D 66. E anche per il maggiore partito dell'opposizione, il PdvA (laburista), che aveva voluto la consultazione popolare senza che questa fosse necessaria. Tutti mazziati, costoro. Sempre che vinca il sì, beninteso. Ma più di tutti il premier, impegnatosi in prima persona, e con particolare apprezzabile enfasi, per il sì. Inevitabile che partissero le richieste dì dimissioni. Domenica, nel programma Tv «Buitenhof», Balkenende aveva messo le mani avanti: non lascerò. In seguito è tornato a ribadirlo, in particolare dopo il licenziamento del collega francese. Con un crescendo rabbioso i sostenitori del no chiedono non solo al premier, ma a tutto il governo, di fare le valigie. A questi assalti ha risposto con una nuova alzata del ponte levatoio il ministro degli Esteri Ben Bot, intervistato ieri dalla Cnn. «Noi avevamo sperato in un testa a testa tra il sì e il no, ma sembra - ha detto - che gli aversari della Costituzione finiranno col prevalere. Ciò non comporterà conseguenza da parte del governo».
Insomma, capri espiatori non ce ne saranno. La coalizione fa quadrato e il primo ministro è al sicuro. Ma ormai si va profilando un governo dimezzato, privo di appoggio popolare. Il santone dei sondaggi, Maurice de Hond, ha dichiarato: «Il no dell'Olanda non è contro l'Europa, ma contro una classe politica giudicata poco affidabile, che ha deluso i cittadini».
Parlando ieri a Leidschendam, il portabandiera del fronte del No, Geert Wilders, ha usato toni perentori: «Se il no ha la meglio, il governo deve sloggiare alla svelta. Questo esecutivo ha propagandato la Costituzione europea con una campagna offensive con argomenti spregevoli e ha perso ogni credibilità. Dunque sloggi e si vada a elezioni anticipate». Stessi toni quelli di Matt Herben, il numero uno della Lista Pim Fortuyn, anch'essa nel fronte del No: non se ne deve andare soltanto il governo Balkenende, ma anche il leader laburista Wouter Bos. Il premier - ha aggiunto - farebbe bene a cospargersi il capo di cenere».
Oggi, dalle 7,30 alle 21 la parola è ai cittadini, poi torna ai politici.

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