Pagine come opere d’arte: appunti, cartoline e «romanzi multipli» in galleria

L a collettiva «Pagine d'artista: variazioni dalla carta», che ha appena inaugurato allo Spazio Anfossi, è un invito a vedere la carta stessa non solo come il materiale principale delle pagine di un libro, ma come i fogli su cui diversi artisti possono esprimere il proprio linguaggio. E allora, appese a un filo, una raccolta di testimonianze di artisti giovani e blasonati: un sorriso tratto da Dante e da barzellette (Beuys, Secol) una denuncia (Rotella, Toche) una dedica, un omaggio dedicati (Tadini, Baj Van Oost) un libro-architettura viva in continua mutazione (Gigirigamonti) costruzioni e invasioni (Washburn) un quaderno con appunti di viaggio ricamati (Aro) eccetera.
Se l'uso della carta diventa un esperimento artistico, il libro è il primo oggetto a subire dei cambiamenti di status, come indica Nanni Balestrini e il suo «romanzo multiplo», ovvero le molteplici e tutte diverse, numerate, copie del «Tristano», in mostra in galleria: negli anni Sessanta il computer si chiamava calcolatore elettronico IBM, e cercare di sfruttarne le possibilità combinatorie per creare diverse versioni di uno scritto, poteva essere considerato certamente un "esperimento poetico" di forte impatto. Nello specifico, Nanni Balestrini aveva, già allora, preso una serie di frasi e le aveva montate in successione, fino a formare diverse sequenze di versi, seguendo semplici regole trasformate in un algoritmo che guidava il lavoro della macchina.
Ma i libri non sono solo e sempre da leggere, come sembra suggerire Alberto Maria Prina, in mostra con i suoi volumi aperti a metà, appoggiati in piedi sulle superfici, e interamente ricoperti di vernice colorata. Oppure pagine che servono per emettere di rumori, come suggerisce la pittura fisica di Rigamonti, la cui opera è appositamente sdraiata per terra affinché i visitatori possano pestare i fogli e farli "scricchiolare" attraversando la galleria. E, ancora, pagine che diventano arte per le parole che sono state cancellate, per l'azione del "togliere", e non per ciò che avrebbero voluto dire, come accade per l'opera di Michelangelo Junior (che eseguirà anche diverse performance nell'arco dell'esposizione).
Un omaggio ad un artefice della parola viene, invece, rivolto da Fabio Sironi a Kafka, presente in mostra con la sua acquaforte acquatinta che rappresenta lo scrittore ceco in una veste simbolica quasi maniacale per la forza dello sguardo, reso da occhi surreali e fittizi. Enrico Baj ha creato un gioco di profili di due visi umani, che possono sembrare anche un fiore, mentre di Cattelan si può trovare esposto il progetto, alquanto provocatorio, che aveva creato per dei pieghevoli. Venticinque autori, alcuni già parte della collezione della Galleria, altri appositamente invitati ad esprimersi attraverso l'uso della carta, intesa da tutti in modo assolutamente diverso, per le tecniche utilizzate e i significati espressi.
Spazio Anfossi, viale Montenero 76. tel. 02-59900711, 339-816911, www.spazioanfossi.it

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