Le danze si apriranno giovedì, con l’arrivo nell’Aula della Camera della legge elettorale, banco di prova decisivo per la tenuta della maggioranza e spartiacque della legislatura. Già in quell’occasione è previsto il primo dei due voti segreti sul provvedimento, quello sulle pregiudiziali di costituzionalità, che però non sembra impensierire più di tanto Palazzo Chigi e via della Scrofa. Dopo sarà la volta dei voti sul provvedimento - con tre distinte fiducie sugli articoli 1, 2 e 3 - e poi il gran finale, con il voto a scrutinio segreto sull’intero provvedimento che dovrebbe arrivare l’8 ottobre. Il giorno della verità. Se la riforma passa indenne le forche caudine della Camera la legislatura va avanti almeno fino a primavera inoltrata, se prevale il fuoco amico dei malpancisti Giorgia Meloni salirà invece al Quirinale per rimettere il mandato e chiedere elezioni al più presto (presumibilmente a fine gennaio, dopo il via libera alla legge di bilancio).
Con l’avvicinarsi del D-day, salgono anche le preoccupazioni. Con i big di Fdi che si occupano del dossier che compulsano il pallottoliere. La maggioranza ha dalla sua 235 voti su 400, perché i nove deputati di Futuro nazionale di Roberto Vannacci vengono considerati tra coloro che voteranno contro. I franchi tiratori, dunque, dovrebbero essere almeno 36, numero piuttosto cospicuo. Il punto, fanno notare in Fdi, è che quando a metà luglio la maggioranza andò sotto di un solo voto sulle preferenze ebbe dalla sua anche l’appoggio di alcuni dissidenti dell’opposizione che questa volta non ci saranno.
Ai piani alti di via della Scrofa si guarda in casa propria - quasi una quindicina i deputati attenzionati e che saranno osservati speciali durante il voto - ma si teme soprattutto per la tenuta di Forza Italia e Lega. A cui da Fdi è stato recapitato un messaggio chiaro: chi si illude che con il Rosatellum attualmente in vigore il centrodestra arrivi alla Camera a prendere 70 collegi uninominali come riportato da qualche sondaggio si sbaglia. Furono 121 nel 2022, con Pd e M5s che si presentarono divisi. E ora gli esperti di Fdi ne ipotizzano tra i 50 e i 55. Insomma, è il senso del ragionamento, pensare che la legge attuale favorisca la rielezione di più parlamentari non è del tutto vero. Soprattutto alla luce del fatto che se veramente dovesse saltare il banco, il centrodestra arriverebbe alle prossime elezioni lacerato. Con Fdi che avrebbe la pretesa di ridiscutere in base ai nuovi equilibri le quote degli uninomiali sicuri da assegnare agli alleati, facendo ovviamente muro sui potenziali franchi tiratori.
