Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 17:27
Parlamento

Se Antonio Tajani piange, Vannacci non ride

Le parole di Roberto Vannacci sulla “gonna” scatenano una nuova ondata di critiche sui social, anche tra i suoi follower. Il generale incassa un sentiment fortemente negativo e mostra quanto, nella lunga corsa elettorale, inseguire sempre la polemica e l’audience possa trasformarsi in un boomerang

Tajani e Vannacci

Se Antonio Tajani piange, Roberto Vannacci certamente non ride, anzi tutt’altro. Il leader di Futuro Nazionale ieri l’altro ha provato a incunearsi nella polarizzazione innescata dalle dichiarazioni alquanto scivolose del ministro degli Esteri a proposito della serietà della donna a secondo del modo di vestire, ma il risultato finale è stato altrettanto infelice. Convinto di poter intercettare e convertire una quota di sentiment negativo generato online dalle conversazioni e dalle polemiche contro Tajani, il generale si è ritrovato a dover fronteggiare una seconda e inattesa rivolta degli utenti e, questa volta, anche da parte dei follower che non hanno affatto gradito le sue esternazioni. Intervistato da Giovanni Pancheri a SkyTg24 Vannacci aveva risposto: “visto che la domanda è leggera, io rispondo in modo altrettanto leggero, tra gonna lunga e gonna corta, io preferisco senza gonna”. Il generale convito di poter surfare a piacimento sull’hype che aveva accesso la rete è stato così bravo, si fa per dire, che si è portato a casa un sentiment negativo del 93.6%, mentre i commenti negativi ai post pubblicati negli ultimi due giorni pagina Facebook quasi il doppio di quelli positivi: il contatore segna 1.499 contro 879 con un tenore positivo. Questo ultimo episodio è sintomatico di quanto Roberto Vannacci, pur volando sulle ali dell’entusiasmo che arriva dai sondaggi che continuano a dare in crescita il suo partito, deve ancora imparare a governare l’immenso potere della comunicazione politica nell’era digitale. In particolare, considerando che la campagna elettorale è ancora molto lunga. Inseguire l’audience per l’audience non sempre è una buona strategia, cercare di dettare l’agenda, di prendersi le aperture dei telegiornali e quelle dei feed anche quando non serve, anche quando non è necessario perché non ci sono argomenti forti, non è per nulla un segnale di debolezza. Le leadership politiche spesso fanno più rumore restando in silenzio che intervenendo su ogni lancio d’agenzia.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.