Sulla legge elettorale arriva la rivincita del centrodestra. La maggioranza torna a confrontarsi con il voto segreto e questa volta chiude la partita in maniera netta: 227 sì e 164 no. Un risultato che certifica la tenuta della coalizione e consente di archiviare la battuta d’arresto di metà luglio sulle preferenze. Il voto finale della Camera diventa così qualcosa di più di un passaggio parlamentare. È la prova che, dopo le tensioni e la sortita dei franchi tiratori, la maggioranza è riuscita a ricompattarsi. E lo dimostra con un margine ampio di 63 voti.
Il fronte del sì si allarga anche grazie alla Svp, che annuncia il voto favorevole dopo l’accoglimento da parte della maggioranza delle istanze di tutela delle minoranze linguistiche. «Le garanzie sono state rafforzate, gli impegni rispettati, le condizioni soddisfatte», spiega in Aula Dieter Steger. Votano contro i vannacciani che però in dichiarazione di voto lanciano un appello per un dialogo con il centrodestra «per evitare il ritorno al governo di Schlein, Conte e Bonelli che farebbero più danni della grandine». Esulta la maggioranza con Giovanni Donzelli, intervenuto per Fratelli d’Italia, che ricorda i tempi del confronto 224 giorni trascorsi dal deposito della legge - e saluta l’ingresso dell’Italia nella «Terza Repubblica».
La legge elettorale verrà applicata a partire delle prossime elezioni. La novità di fondo è il ritorno a un sistema proporzionale, ma corretto da un premio di maggioranza pensato per favorire la governabilità. Se una lista o una coalizione supera il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato e arriva prima in entrambi i rami del Parlamento, ottiene 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi. Esiste però un tetto massimo: 220 deputati e 113 senatori. Se nessuna coalizione raggiunge il 42%, il premio non scatta e si procede con il sistema proporzionale.
Un’altra novità riguarda la scelta dei parlamentari. Gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze, nel rispetto dell’alternanza di genere. Rimangono però i capilista bloccati. Le liste e le coalizioni dovranno indicare già al momento della presentazione del simbolo il nome del candidato alla presidenza del Consiglio e il programma. Il nome del candidato premier, tuttavia, non comparirà sulla scheda elettorale e sarà dunque il capo dello Stato a conferire l’incarico di formare il governo.
Per la prima volta viene introdotta in modo strutturale la possibilità per studenti e lavoratori fuori sede di votare nel Comune in cui vivono temporaneamente, senza dover tornare a quello di residenza.
La possibilità è stata estesa anche ai caregiver.
Restano le soglie di sbarramento: 3% per le singole liste e 10% per le coalizioni.
Per i partiti non rappresentati in Parlamento aumenta inoltre il numero di firme necessarie per presentarsi alle elezioni: da 1.500 a 6.000 per collegio. È prevista una particolare disciplina per le liste coalizzate e per la lista più votata tra quelle che non raggiungono il 3%. Il vero banco di prova sarà ora quello delle urne: capire se il nuovo meccanismo riuscirà a trasformare il risultato elettorale in una maggioranza parlamentare stabile.
