Che Giovannino Guareschi fosse, ovviamente a modo suo, profetico, lo hanno detto e scritto in tanti. Che, però, qualcosa come 85 anni or sono ne La scoperta di Milano Giovannino arrivasse a preconizzare l’intelligenza artificiale, il Grande fratello e la dipendenza dai computer dovrebbe apparire, quantomeno, singolare. Il capitolo s’intitola, già avveniristicamente, La macchina nemica e inizia con la considerazione, autobiografica, dell’essere irrimediabilmente innamorato delle macchine: «Gli uomini, per loro natura, hanno un debole per le donne. E le donne lo sanno perfettamente. Eppure Margherita, quando mi vede svagato, quando si accorge che io guardo lontano e che evito di parlare con lei non mi dice: Giovannino, tu hai un’altra donna!. Mi guarda invece coi suoi grandi occhi neri, poi scuote il capo e mormora tristemente: Giovannino, tu hai un’altra macchina!. La dolce signora che non mi volle più signorino sa che io, sopra ogni altra cosa, ho un debole per le macchine. La macchina mi attira come il precipizio attira il turista».
Un’attrazione, questa, che Guareschi aveva ereditato geneticamente dal padre Primo Augusto il quale, nei primi anni del 900, impiantò nel borgo di Fontanelle, frazione di Roccabianca in provincia di Parma, un negozio avveniristico, con addirittura due vetrine, dove commercializzava motociclette, macchine per l’agricoltura e ogni altra diavoleria meccanica
il progresso della rivoluzione industriale gli permettesse di procurarsi. Ma torniamo a Giovannino che, preconizzando il futuro, scrive: «Io non mi faccio illusioni sulle macchine: le macchine uccideranno l’uomo. Io vedo come in un incubo lontano, un paese strano dove le macchine hanno raggiunto la perfezione. Un paese dove, poco alla volta, si è trovata una macchina per fare tutto, anche per giudicare un colpevole o per scrivere un romanzo d’avventure. Tutto, in fondo, è matematica, e insigni filosofi hanno dimostrato l’armonia aritmetica del pensiero. Si è trovata dunque una macchina per fare ogni cosa e, di anno in anno, dette macchine sono state perfezionate, e sono state collegate fino a creare un tutto mirabile fatto di fili, di braccia articolate, di cellule fotoelettriche, di onde, di campi magnetici. E l’uomo, un bel giorno, si è accorto di essere prigioniero del suo capolavoro. Impossibile fermare la macchina che trae l’energia da risorse naturali controllate e regolate dalla macchina stessa. L’uomo è sorvegliato continuamente da invisibili raggi che registrano ogni suo gesto, che controllano perfettamente il funzionamento del suo organismo. Ogni stanza, ogni strada è un insieme di bracci articolati, di tentacoli metallici, di traguardi fotoelettrici». Parafrasando, arriviamo a oggi: l’intelligenza artificiale è in grado, veramente, di esprimere giudizi e di compilare romanzi; lo smartphone sa dove siamo, dove siamo stati, come ci sentiamo, se abbiamo dormito o meno e le telecamere di sorveglianza, ormai a ogni angolo di strada, ogni minuto secondo registrano la vita di tutti coloro che passano nel loro raggio d’azione. E qui si arriva alle considerazioni
che noi umani del XXI secolo facciamo ormai quasi quotidianamente. «L’uomo non può fuggire e non può neppure guastare gli infernali meccanismi. Anzi prega Dio che nessuna macchina si guasti. Perché il primo giorno che un solo pezzo si guastasse, essendo ogni meccanismo collegato all’altro, sarebbe un pasticcio tremendo e gli uomini, per esempio, verrebbero costretti a farsi lucidare il naso dalla spazzolatrice per scarpe, a camminare sulle mani e a indossare una vasca da bagno invece di una maglia pesante».
Quante volte ci è capitato di andare in banca e scoprire che, per un blocco della rete, non è possibile pagare le tasse, regolare la rata di un mutuo o saldare una bolletta? E quando il bancomat, ovviamente di domenica, si guasta e nemmeno possiamo prendere i nostri soldi? Per non parlare delle poste, delle ricevitorie e compagnia cantante, dove senza internet e computer ormai nulla si riesce a fare. Ma Guareschi non si ferma qui: «Io penso spesso a questo pauroso paese dove la macchina ha preso il predominio sull’uomo. Una rivolta di schiavi è terribile, una rivolta di macchine deve essere spaventosa». Correva l’anno 1941..
