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Letteratura

Più che un'amica, per avvicinare gli umani serve un tentacolo

Più che un'amica, per avvicinare gli umani serve un tentacolo

La sua amica Maiken lo chiama "la Prigione dei pesci". Per Vigga è "l'Acquario": anche perché, seppur gigante e futuristico, Mondo oceano è proprio un acquario. Vigga dovrebbe lavorarci per sei mesi, con la consueta mancanza di entusiasmo che caratterizza ogni sua attività e relazione, tranne quella con Maiken. "Per me la sensazione di essere esclusa è come il respiro: banale, costante" sostiene la protagonista di La stagione dell'acquario (Iperborea, pagg. 254, euro 19) di Anne Cathrine Bomann (scrittrice danese che è anche psicologa e campionessa di ping-pong). Nell'Acquario, l'apatica e un po' antipatica (il confine fra misantropia ed egoismo è sottile) Vigga trova una affinità inaspettata in un polpo di nome Rosa. Rosa è nata libera, ma è stata catturata da un biologo (che poi lei ha morso...) e, da allora, è uno spettacolo per i visitatori: si nasconde, apre barattoli, cambia colore. Soprattutto, come annota Vigga: "Il polpo trascorre gran parte della vita da solo, senza un branco, e al contrario degli umani ha sviluppato un'intelligenza fondamentalmente asociale. La sua evoluzione è la storia di una complessità solitaria e idiosincratica". E, benché ritenga la propria evoluzione quella di "un'idiosincrasia solitaria e a tratti idiota", Vigga percepisce che lei e Rosa hanno qualcosa in comune: "Ci siamo separate seicento milioni di anni fa, per ritrovarci adesso". Tocca a Rosa, insomma, trasportare Vigga nel mondo degli umani, e non è un viaggio senza dolore.

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