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All’Italia lo scettro di Paese più indebitato dell’Ue

Roma prenderà il posto della Grecia

All’Italia lo scettro di Paese più indebitato dell’Ue
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Entro la fine dell'anno la Grecia non sarà più il Paese maggiormente indebitato dell'eurozona e il suo posto verrà preso dall'Italia. Guardando ai piani di bilancio di entrambi i Paesi, il debito greco dovrebbe scendere quest'anno a circa il 137% del prodotto interno lordo, un bel balzo rispetto al 145,9% del 2025. Movimento opposto per l'Italia che prevede che il proprio debito raggiunga il 138,6% entro dicembre, in crescita dell'1,5% rispetto all'anno precedente. Anche guardando ai prossimi anni, secondo i dati di Reuters, il nostro Paese si troverà a convivere con un debito elevato. Secondo quanto emerge dal piano di bilancio, il debito rimarrà sostanzialmente stabile al 138,5% nel 2027, per poi scendere al 137,9% nel 2028 e al 136,3% l'anno successivo.

Questo dato non sorprende. Giorgia Meloni ha spesso affermato che il debito italiano, rallentato con forza dopo il periodo pandemico, quando aveva sfiorato il 155%, sarebbe sceso più velocemente se non fosse stato per l'impatto negativo degli incentivi edilizi voluti dai suoi predecessori, ovvero da Giuseppe Conte prima e da Mario Draghi poi. Inoltre, a pesare su questo fronte, è la crescita: l'Italia ha registrato per tre anni consecutivi una crescita inferiore all'1%, una situazione che secondo le stime del tesoro potrebbe perdurare fino al 2029.

La Grecia si trova in una posizione diversa. L'economia sta crescendo costantemente di oltre il 2% dal 2023,

superando la media europea che è intorno all'1,5%, spinta soprattutto da investimenti interni. Inoltre, è evidente che il Paese si stia riprendendo da una crisi finanziaria decennale, che è costata quasi 280 miliardi di euro.

Guardando ai dati dal 2020 ad oggi, il rapporto debito/pil si è ridotto di oltre il 60%, passando dal 209,4% al 145,9% confermato nel 2025. Merito anche della politica aggressiva dell'ex ministro delle Finanze, ora vice primo ministro, Kostis Hatzidakis.

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