Si aprono oggi a Roma una serie di confronti sul destino dell’ex Ilva dopo la sentenza del tribunale di Milano che prescrive la chiusura dell’area a caldo. Dopo una forte mobilitazione dei lavoratori a Taranto oggi i sindacati incontreranno il governo, domani sarà la volta delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria e, giovedì, dell’indotto.
Sul tavolo Fim, Fiom, Uilm e Usb porteranno le proposte avanzate nell’assemblea di ieri: misure straordinarie per la continuità occupazionale e salariale insieme all’estensione dei benefici previdenziali da amianto, al prepensionamento, ai lavori usuranti, all’incentivo all’esodo e la prospettiva industriale legata ad un processo di decarbonizzazione attraverso l’intervento pubblico. Una serie di proposte che arriva dopo lo sciopero dei lavoratori di Taranto, che hanno anche bloccato la statale in direzione dello stabilimento.
Per i sindacati, «14 anni di decreti d’urgenza, senza un minimo di politiche industriali, ha portato ad una serie d’interventi da parte della Magistratura che indubbiamente partono da lontano e soprattutto non hanno trovato le giuste soluzioni al dramma che la città vive ormai da anni costretta a dover scegliere tra lavoro e salute. È giunto il tempo di dare risposte ai lavoratori e alla città».
I tavoli di questi giorni serviranno per definire meglio il perimetro occupazionale e fare i conti in vista della nuova gara di settembre. Un passaggio obbligato nonostante il pressing del gruppo indiano Jindal perché si accetti tout court la sua offerta e il suo piano: quattro milioni di tonnellate di bramme all’anno per assicurare il funzionamento a pieno regime dell’area a freddo di tutti gli impianti a Taranto, Genova e Novi Ligure, con l’aggiunta di altre due milioni di tonnellate che sarebbero disponibili dall’Oman entro dicembre 2027.
Ma che gli indiani non rientreranno in partita con questa offerta lo si capisce dalle parole del ministro delle Imprese Adolfo Urso che, nelle ultime ore, ha fatto appello alla possibilità che si crei (per il nuovo bando) una cordata di italiani, possibilità per nulla remota ora che l’area a caldo è fuori dal perimetro di cessione. Come anticipato dal Giornale, la presenza di italiani in cordata sarebbe affiancata - secondo indiscrezioni - da una partecipazione dello Stato alla newco a garanzia del progetto di rilancio. Alla finestra possono rientrare diversi player: da Arvedi a Marcegaglia, quest’ultima per esempio già interessata a rilevare i tubifici del gruppo. Ma anche Danieli che ha lavorato al piano con gli americani di Flacks.
