Il Pil italiano cresce più delle stime della maggior parte degli analisti e a metà anno arriva già a +0,8%: è la crescita già acquisita per il 2026 secondo le stime annunciate ieri dall’Istat. Migliori anche di quelle del governo: «Nonostante il contesto internazionale negativo l’economia italiana cresce oltre le aspettative e le stesse prudenti previsioni dei documenti di finanza pubblica», ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Nel secondo trimestre il Pil ha chiuso a +0,2% congiunturale (cioè sul trimestre precedente) e a +1% tendenziale (anno su anno). La crescita acquisita sale da 0,6 a 0,8%. Con l’eccezione della Spagna, siamo meglio o in linea di Francia e Germania. E con qualche altro decimale in più nei prossimi sei mesi, l’obiettivo del +1% per fine anno non pare una chimera. Anche perché a questo punto se i prossimi due trimestri dovessero essere entrambi a crescita zero, il dato finale rimarrebbe lo stesso: +0,8%, contro il +0,5% dello scorso anno e pari al doppio delle mini stime che per mesi sono state politicamente sbandierate da chi le accompagnava alle critiche al governo. Certo, di qui a dicembre potrebbe anche arrivare chissà quale recessione a sottrarre decimali. Ma al momento, come sostiene per esempio l’ufficio studi di Confcommercio (uno dei pochi ad aver finora indovinato le previsioni) non c’è alcun riscontro che vada in quella direzione. Anzi, da ieri, sono diversi gli analisti che pensano di alzare le proprie stime verso il +1%. Lo vedremo a settembre, in base al trend dei prezzi dell’energia. Ma per la fine dell’anno non è velleitario essere ottimisti. Lo confermano le dinamiche produttive positive che arrivano dai dati mensili sull’occupazione, usciti anch’essi ieri. A giugno il numero degli occupati resta ai massimi storici di oltre 24,3 milioni (131mila in più di un anno fa). E la crescita mensile della disoccupazione (97mila in più) non allarma perché corrisponde al calo degli inattivi: tra i 15 e i 64 anni, 103mila soggetti hanno iniziato a cercare un lavoro e risultano nuovi disoccupati.
«Ancora una volta l’Italia fa meglio delle previsioni» ha commentato a caldo, sui social, la premier Giorgia Meloni, che dall’Istat, in questa difficile estate, non poteva aspettarsi un assist migliore: «Mentre a sinistra c’era chi tifava per il rallentamento dell’Italia, i fatti raccontano un’altra storia. Continuate pure a sottovalutarci. Noi continueremo a lavorare e l’Italia continuerà a sorprendervi». Un concetto, questo della sorpresa, ben speso: sono ormai 5 mesi che la percezione di un’economia in salute è minata dallo stretto di Hormuz, che si somma ai dazi di Trump in vigore da oltre un anno. Vero, agricoltura e industria hanno pagato il prezzo più alto, ma servizi e consumi hanno compensato. Imprese e famiglie italiane hanno dato prova di forza, innovazione e soprattutto fiducia. Prima, soprattutto fino a marzo, con gli ottimi risultati dell’export. Poi, in questi ultimi tre mesi, sostenendo i consumi nonostante l’inflazione da energia e aspettative buie. Dinamiche sulle quali il governo può legittimamente vantare qualche merito: sull’export c’è l’impegno profuso dal ministero degli Esteri con il sistema Ice-Sace-Simest al servizio delle imprese e verso nuovi mercati (Africa, India, Mercosur). Mentre rispetto alle famiglie, la tenuta dei consumi rivela una ritrovata fiducia che, piaccia o no, è sempre correlata alla stabilità del governo del Paese.
