Da parte della Commissione Ue il problema delle multe miliardarie a carico dei costruttori che sforano sulle emissioni di CO2 è stato, per ora, solo allungato: tre anni di tempo per adeguarsi (scadenza nel 2027) al posto di uno solo (2025). La mannaia di Bruxelles, a questo punto, pone i gruppi inadempienti davanti a due opzioni: pagare o acquistare crediti CO2 da concorrenti più virtuosi (da Tesla ai big cinesi), arricchendoli così ulteriormente. «È una normativa - avverte Salvatore Saladino, country manager per l’Italia di Dataforce - concepita e imposta da Bruxelles che ha spinto le aziende ad accelerare la transizione verso l’elettrico, molto più velocemente di quanto il mercato sia mai stato disposto o in grado di assorbire. Da qui un enorme aumento degli investimenti in questa direzione, accompagnato però da un forte ridimensionamento di produzione e occupazione». La realtà è sotto gli occhi di tutti: Volkswagen riduce i posti di 100mila unità e chiuderà quattro siti, allarme anche per Mercedes-Benz sul futuro di due impianti, mentre Stellantis vede in sofferenza il polo di Mirafiori con Cassino che attende di conoscere il proprio futuro.
Il punto di Dataforce: da gennaio 2025 allo scorso agosto, l’Europa automotive ha accumulato 14,4 miliardi di debiti a fronte di circa 13 miliardi di crediti. Un bilancio negativo che vede l’Italia al comando dei Paesi messi male, essendo negativa per 4,4 miliardi con un livello di emissioni medie di CO2 pari a 111 g/km rispetto al limite di 93,6. La causa? «Il ritardo nella transizione verso l’elettrico», spiega Dataforce. Nella graduatoria dei cattivi, dietro l’Italia ci sono Polonia, Germania, Spagna e Repubblica Ceca.
Per Stellantis, che ha appena lanciato un appello affinché le istituzioni intervengano con urgenza sui costi energetici alle stelle e la competitività da tutelare, il salasso attuale sarebbe di 1,3 miliardi. Ma manca ancora un anno alla resa dei conti, salvo possibili revisioni da parte Ue. Peggio del gruppo guidato da Antonio Filosa è Volkswagen con 2,75 miliardi di debito, terza posizione per Mercedes-Benz (969 milioni), quindi le giapponesi Nissan (781 milioni) e Mazda (422 milioni). Ringraziano, invece, per i crediti incassati, le cinesi Byd (2,25 miliardi), Geely (1,79 miliardi), Leapmotor della galassia Stellantis (832 milioni) e Xiaopeng (399 milioni). Su tutti c’è l’americana Tesla con oltre 3 miliardi.
«Il risultato - commenta Saladino - è un potenziale trasferimento miliardario di valore dall’industria europea verso operatori extra-Ue. Facile capire chi saranno i vinti e i vincitori. A un anno dal calcolo finale, ora si fa strada un rovesciamento della situazione con più crediti rispetto ai debiti, dando così ragione a Bruxelles. Ma a che prezzo: posti persi e fabbriche chiuse, convertite alla difesa o in mano ai cinesi».
Promossi da Ursula von der Leyen (nella foto) e dal suo ex braccio destro green Frans Timmermans, sono la Francia (oltre 2,5 miliardi di crediti) e i Paesi scandinavi grazie alle maggiori vendite di auto elettriche. Anche in questo caso, però, a primeggiare è la disUnione europea.
