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Politica economica

Università: convegno Aie, per 70% docenti gli studenti meno preparati per disabitudine a studio manuali

Un confronto che ha posto al centro il valore dell’editoria universitaria come infrastruttura della conoscenza e presidio di una formazione critica nell’era dell’evoluzione dei sistemi di apprendimento, sempre più frammentati

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Gli studenti arrivano agli esami sempre meno preparati. Per sette docenti universitari su dieci (il 68%), una delle principali cause è la progressiva perdita dell’abitudine a leggere e studiare integralmente i manuali universitari, sebbene questi siano i mezzi didattici considerati più efficaci (88%) e quelli più spesso indicati come obbligatori (50%) e consigliati (45%) per la preparazione degli esami. Solo il 17% dei professori, infatti, ritiene che gli strumenti didattici progettati dagli editori siano oggi molto letti. Da questa evidenza, contenuta all’interno di una indagine su 463 docenti di prima e seconda fascia appartenenti a 34 atenei italiani svolta da Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori, ha preso le mosse il convegno ‘Dal sapere fragile al sapere critico. Editoria universitaria, qualità e innovazione’, promosso da Aie, che ha riunito oggi a Roma istituzioni, politica, università ed editori per discutere il futuro dell’apprendimento nel Paese. Un confronto che ha posto al centro il valore dell’editoria universitaria come infrastruttura della conoscenza e presidio di una formazione critica nell’era dell’evoluzione dei sistemi di apprendimento, sempre più frammentati. Negli ultimi 3-5 anni, infatti, ben l’83% dei docenti rileva un cambiamento nelle modalità di studio, con una sempre minore consultazione dei testi suggeriti o indicati come obbligatori, un maggiore ricorso a materiali sintetici e riassunti, difficoltà crescenti nell’affrontare testi complessi o di ampia estensione. Presentazioni e slide del corso (69%) e appunti (52%) sono i materiali più spesso utilizzati, sempre secondo l’opinione dei docenti. Il risultato? Senza libri si riduce la capacità critica e di analisi. Il 68% dei docenti identifica nella mancata abitudine a leggere e studiare manuali di studio integrali la causa delle criticità riscontrate nella preparazione degli studenti. Tra i deficit più citati ci sono la ridotta capacità di analisi e di ragionamento critico (41%), una preparazione nozionistica superficiale (28%), difficoltà nel collegare argomenti tra loro (24%), scarsa comprensione dei concetti di base (19%).

‘’Questo - ha dichiarato il presidente di Aie Innocenzo Cipolletta - è tra i settori storicamente più aperti all’innovazione e al cambiamento: sette editori su dieci hanno portato l’IA nei processi lavorativi e nell’offerta di strumenti didattici nuovi. Al contempo, assistiamo a un utilizzo scorretto, passivo, degli strumenti di IA da parte di alcuni studenti, tanto che il 55% dei docenti ritiene che l’impatto degli algoritmi sulla preparazione degli studenti sia negativa. Il problema però non è nella tecnologia in sé, ma nel modo in cui viene utilizzata: dobbiamo governare questa transizione rimettendo i contenuti editoriali per l’università e, più in generale, il sapere strutturato al centro dei processi di formazione’’. ‘’L’editoria universitaria è il punto di incontro tra ricerca, didattica e impresa. Realizziamo gli strumenti della conoscenza e per questo ci definiamo un osservatorio privilegiato sui cambiamenti dell’apprendimento e sentiamo il dovere di richiamare l’attenzione del Paese - ha spiegato il presidente del gruppo Accademico Professionale Maurizio Messina -. Non bastano informazioni sempre più accessibili o sintetiche: servono contenuti autorevoli, validati e organizzati in percorsi di conoscenza strutturati. È questo il valore che l’editoria universitaria porta alla formazione e alla competitività del Paese. Per questo è essenziale rafforzare la collaborazione tra editori, università, istituzioni e mondo produttivo. La qualità della formazione è una responsabilità comune.

Allo stesso tempo, occorre affrontare due criticità: il peso crescente della pirateria, che ha ormai superato il valore dell’intero mercato, e la riduzione dell’utilizzo dei testi universitari da parte degli studenti. Garantire l’accesso ai materiali didattici e sostenere la produzione di contenuti autorevoli significa investire nella qualità delle competenze e quindi nel futuro dell’Italia’’.

‘’Non è una battaglia tra carta e digitale, tra libri e intelligenza artificiale. Non è questo il punto. La vera sfida è mettere ogni strumento, anche il più innovativo, al servizio della conoscenza - ha sottolineato in un messaggio il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini - . Il libro continua ad avere una forza straordinaria: ci chiede tempo, attenzione. Ci accompagna dentro un ragionamento, non ci consegna soltanto una risposta. Ed è esattamente ciò che chiediamo anche all’università: non riempire i ragazzi di informazioni, ma insegnare a pensare con la propria testa’’.

“Nell’era del sovraffollamento informativo e della spinta digitalizzazione, la questione prioritaria non risiede più solo nella pura reperibilità delle nozioni. Essa risiede nella capacità di riordinarle, validarle e contestualizzarle all’interno di architetture logiche strutturate. - ha spiegato Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati -. Gli algoritmi devono operare in un regime di legalità e responsabilità, assicurando che la fruizione dei contenuti, specialmente tra i giovani e negli atenei, avvenga all’interno di un ecosistema sano. Promuoverò un incontro tra AIE e la Conferenza dei Rettori per chiedere che questa si impegni in tutte le università italiane a stanziare dei fondi interni per campagne di sensibilizzazione contro la pirateria da diffondere ogni anno in tutti gli atenei insieme all’orientamento alle matricole’’. La mattinata di lavori, moderata da Eva Giovannini (giornalista Rai), è stata aperta dai saluti di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati. Si sono susseguiti, in due diverse tavole rotonde, Massimo Miscusi, direttore generale per le specializzazioni sanitarie, i dottorati di ricerca e altra formazione post-universitaria del ministero dell’Università e della Ricerca, la deputata Cristina Rossello (Commissione Politiche dell’Unione Europea), Alfredo D’Attorre, responsabile Dipartimento Università del Partito Democratico e gli editori Andrea Angiolini (direttore editoriale e amministratore delegato de Il Mulino) e Teresa Massara (Sr. Associate Publisher |Global Products di McGraw Hill | Professional Group).

La ricerca di Talents Venture, presentata da Piergiorgio Bianchi, è stata l’avvio della seconda tavola rotonda cui hanno partecipato, oltre al presidente Messina, Riccardo Di Stefano, vicepresidente per l’Education e l’Open Innovation di Confindustria, Alessandra Petrucci, Rettrice Università di Firenze e Delegata CRUI per la didattica ed Eliana Viviano, direttrice del Servizio Struttura Economica di Banca d’Italia.

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