“La priorità è quella di tutelare le risorse delle famiglie italiane. E’ un obiettivo sul quale il governo Meloni ha lavorato molto in questi anni. Penso alla riduzione del cuneo fiscale che vuol dire mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori. Poi, ricordo il taglio delle aliquote Irpef che consente di portare a casa uno stipendio maggiore. I dati Istat confermano i grandi risultati del governo sul lavoro: abbiamo superato il 63% degli occupati in Italia, un record per l’occupazione mai raggiunto prima, con un +8,7% dei contratti a tempo indeterminato a testimonianza di che l’occupazione diventa più stabile. Al tempo stesso abbiamo un livello di disoccupazione più basso mai raggiunto. Nella sanità pubblica il governo ha investito 143 mld di euro il più grande investimento mai fatto prima, poi con il Piano Casa ci sono 10 mld di euro in 10 anni per attivare 100mila alloggi. Tutto questo lavoro va nella direzione di ridurre i costi per le famiglie. Per sostenere le imprese bisogna intervenire prioritariamente sul costo dell’energia. Il governo ha stipulato nuovi accordi dopo la crisi Ucraina mettendo in sicurezza gli approvvigionamenti”.
Lo ha dichiarato Andrea Mascaretti, deputato di Fratelli d’Italia nelle Commissioni Bilancio e Lavoro a Montecitorio, nel corso del Cnpr Forum “Settembre presenta il conto: il potere d’acquisto è la vera sfida dell’autunno?” promosso dalla cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili presieduta da Luigi Pagliuca.
“La situazione è preoccupante. L’inflazione è salita al 3,3%, un livello che non si toccava da molto tempo. Una crescita – ha sottolineato Antonio Misiani (Partito Democratico), vicepresidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama - trainata dall’aumento dei costi energetici che influenza negativamente la vita reale delle persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Nel frattempo, i salari reali sono rimasti fermi o addirittura sono diminuiti. I dati Ocse dicono che restano inferiori del 6,1 % rispetto a cinque anni fa a differenza di quanto accaduto nelle altre economie avanzate. Allora dobbiamo intervenire sui fattori che stanno trascinando in alto l’inflazione a partire dal tema dell’energia. Abbiamo proposto al governo di intervenire con misure più robuste e non con miniproroghe di pochi giorni su accise e diesel. Servono interventi più robusti come il potenziamento del bonus sociale luce e gas, voucher per chi lavora e deve usare l’auto, aiuti a settori come l’agricoltura e i trasporti che hanno costi energetici particolarmente significativi. Abbiamo indicato al governo - ha concluso Misiani - dove trovare le risorse come, ad esempio, gli extra profitti delle società energetiche introducendo a livello nazionale questa misura. Serve ridurre la nostra dipendenza da gas e petrolio”.
Difendere il potere d’acquisto delle famiglie è la priorità per Vito De Palma, parlamentare di Forza Italiain Commissione Finanze della Camera: “La priorità è chiara. Abbiamo come Forza Italia l’obiettivo di lasciare nelle tasche delle famiglie italiane più risorse. In particolar modo mi rivolgo al ceto medio che costituisce la parte fondamentale del Paese che ha subito in questi anni tantissimi problemi. Il rilancio del ceto medio passa necessariamente attraverso la riduzione della pressione fiscale. Vogliamo ampliare la riduzione dell’Irpef portando l’aliquota del 33% ai redditi di 60mila euro; intervenire sulla tassazione delle 13me azzerando il prelievo sulle stesse; introdurre la flat tax incrementale per tassare in misura minore l’aumento del reddito rispetto all’anno precedente. Altre misure che possono impattare positivamente sulla spesa quotidiana delle famiglie sono il cash back sanitario e l’eliminazione del bollo auto. Servono interventi strutturali, come avvenuto ad esempio per il cuneo fiscale, in modo da aiutare concretamente tutte le categorie produttive. Anche le imprese - ha aggiunto De Palma - attraversano una fase complessa a causa dei costi energetici e delle difficoltà di accesso al credito. Anche qui non si può aumentare la pressione fiscale. Chi crea occupazione deve essere sostenuto e messo nelle condizioni di competere”.
Critica Marianna Ricciardi, esponente del M5s nella Commissione Affari sociali a Montecitorio: “Nel 2025 l’Istat ha certificato che i salari reali sono scesi dell’8,6% rispetto al 2019. Intervenire solo sull’inflazione non basta. Occorrono interventi strutturali come un salario minimo legale, sostegni alle famiglie e al loro potere d’acquisto, ridurre la pressione fiscale soprattutto sui redditi medi e bassi. Bisogna poi intervenire sulla giungla dei contratti di lavoro perché non è pensabile vivere in un Paese dove anche se lavori resti povero. Da questo punto di vista c’è un enorme problema di giustizia sociale. Se promettiamo mille euro con un click e poi non lo fai non si risolve alcun problema. Per sostenere la competitività delle imprese non possiamo comprimere il costo del lavoro o i salari. La vera zavorra che grava sulle imprese italiane è il costo energetico. Serve intervenire a livello europeo - ha evidenziato Ricciardi - per separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, un Pnrr per l’energia, facilitare le installazioni di impianti rinnovabili e per autoconsumo. Bisogna poi sostenere i consumi interni e su questo il governo più longevo della storia dovrebbe interrogarsi sulle politiche messe in campo finora”.
Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari: “Per milioni di famiglie settembre significa fare i conti con spesa, scuola, affitti e bollette. Chi vive di pensione o di reddito fisso paga il prezzo più alto dei rincari. Occorre destinare maggiori risorse pubbliche per difenderne il potere d’acquisto. Oggi è questa la vera priorità: difendere il potere d’acquisto delle famiglie italiane. La situazione non è migliore sul fronte delle imprese che devono fare i conti con costi energetici, credito, materie prime e incertezza dei mercati. Anche qui servono interventi prioritari per sostenere la competitività delle aziende senza alimentare nuovi rincari”.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, commercialista e consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Occorre partire dalla defiscalizzazione e dalla riduzione del cuneo fiscale, rendendo strutturale e ampliando il taglio di contributi e ritenute per le fasce di reddito medio-basse, così da aumentare il netto in busta paga. Bisogna inoltre individuare misure specifiche per i redditi così bassi da non essere soggetti a imposizione. Un altro nodo riguarda la perdita di potere d’acquisto degli stipendi, aggravata dal mancato rinnovo di numerosi contratti collettivi nazionali. Sarebbe opportuno introdurre meccanismi di disincentivo nei settori in cui i rinnovi restano bloccati, favorendo il riallineamento delle retribuzioni all’inflazione accumulata”.
