Il debito pubblico italiano è tra i più elevati al mondo e richiede politiche economiche prudenti, come quelle adottate dal governo Meloni in questi quattro anni, con grande attenzione all’equilibrio dei conti. Tuttavia, ricorrere a nuovo debito non è necessariamente negativo: come ha più volte sottolineato Mario Draghi, il “debito buono” finanzia investimenti capaci di generare crescita. Il punto centrale è aumentare il Pil e rafforzare la produttività, che in Italia si è progressivamente indebolita, mentre negli Stati Uniti ha registrato una crescita significativa. Per questo occorre sostenere l’innovazione e accompagnare la rivoluzione digitale, incentivando le imprese a investire nelle nuove tecnologie. Anche l’intelligenza artificiale rappresenta una sfida e un’opportunità per il nostro sistema produttivo. Lo Stato deve favorire questi processi, creando le condizioni per uno sviluppo duraturo. Gestire un debito così oneroso resta impegnativo, anche per il peso delle scelte dei governi precedenti, a partire da quelle degli esecutivi guidati da Conte, che ritengo abbiano aggravato la situazione”.
Lo ha dichiarato Alessandro Cattaneo, parlamentare di Forza Italia in Commissione Trasporti della Camera, nel corso del Cnpr forum “Spread, debito e fiducia: quanto costa il futuro dell’Italia?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
Investire sul welfare è la priorità per Luigi Nave, senatore di Avanti Psi - Progetto Civico Italia, in Commissione Ambiente del Senato: “Il debito pubblico resta un vincolo importante, che non può essere minimizzato. La sua riduzione, però, non deve avvenire a scapito della sanità, dell’istruzione e dell’innovazione: tagliare questi settori significa penalizzare i cittadini e compromettere le prospettive di sviluppo del Paese. Occorre intervenire sulla qualità della spesa pubblica, eliminando gli sprechi e ottimizzando le risorse, affinché siano destinate ai bisogni degli italiani. Ritengo che si debba rinunciare alla spesa in armamenti, tutelando invece il welfare e rafforzando una sanità pubblica capace di garantire cure di qualità a tutti. La forza di un Paese si misura nella capacità di proteggere i propri cittadini e costruire il loro futuro. Per questo è indispensabile investire nell’innovazione e offrire alle nuove generazioni opportunità concrete. Servono politiche che sostengano il lavoro stabile, la ricerca e la crescita delle imprese, senza lasciare indietro chi è in difficoltà. La sostenibilità dei conti deve accompagnarsi alla giustizia sociale, perché sviluppo e tutela dei diritti devono procedere insieme”.
L’impegno del governo è stato sottolineato da Vanessa Cattoi (Lega) esponente della Lega in Commissione Bilancio a Montecitorio: “Il debito pubblico resta un limite strutturale per il Paese, aggravato anche dal peso del Superbonus. Nonostante questa eredità, l’attenzione del governo e il lavoro del ministro Giorgetti hanno consentito di ridurre, nel corso della legislatura, il rapporto deficit/Pil dall’8,1% al 3,1%: cinque punti percentuali, equivalenti a circa 100 miliardi di euro.
Una gestione oculata delle risorse ha permesso di contenere il disavanzo continuando a investire nella crescita. La sostenibilità dei conti pubblici deve accompagnarsi alla capacità di finanziare infrastrutture e garantire servizi fondamentali, a partire dalla sanità universale.
Per mantenere l’equilibrio di bilancio senza frenare lo sviluppo occorre selezionare investimenti di qualità, capaci di rafforzare l’economia. È la direzione intrapresa dal nostro governo, che ha destinato 43 miliardi di euro alla riduzione del carico fiscale, lasciando maggiori risorse nelle tasche degli italiani. Si rafforzano anche consumi e risparmi. L’obiettivo è dare continuità a tali misure, sostenendo il lavoro e la competitività delle imprese”.
Sulla crisi demografica si è soffermato Gianangelo Bof, deputato di Futuro Nazionale in Commissione Ambiente della Camera: “Il ‘quantitative easing’ avviato dal’ex presidente della BCE Mario Draghi e la politica dei tassi bassi hanno contribuito a rendere sostenibile il debito pubblico, cresciuto fortemente dopo il Covid anche per effetto del Superbonus. A questo aumento, tuttavia, non si è accompagnato un adeguato rafforzamento delle prospettive di sviluppo. L’ingresso nella moneta unica ha inoltre imposto all’Italia, storicamente abituata a ricorrere anche alla leva monetaria, il confronto con economie europee fondate su modelli differenti. La gestione del debito richiede quindi particolare attenzione, anche rispetto ai rischi di manovre speculative. Nel breve periodo occorre sostenere i cittadini alle prese con il caro bollette e il costo della vita, su cui pesano le tensioni internazionali. Nel medio e lungo termine, invece, è indispensabile affrontare la crisi demografica con politiche concrete a favore delle famiglie e della natalità: dal futuro delle nuove generazioni dipendono la tenuta economica e sociale del Paese. Urgono scelte capaci di unire crescita, equità e stabilità”.
Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari: “L’Italia convive da anni con uno dei debiti pubblici più elevati d’Europa: occorre capire quanto rappresenti ancora un limite strutturale e quali rischi comporti la sua gestione. Tra regole europee e investimenti in innovazione, infrastrutture, difesa e welfare, è necessario definire priorità capaci di conciliare sostenibilità dei conti e sviluppo. Il ritorno a rendimenti interessanti dei titoli di Stato apre inoltre una riflessione sul loro ruolo nel risparmio delle famiglie, da valutare considerando il debito e le prospettive dell’economia italiana”.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “L’elevato debito pubblico rappresenta un limite strutturale: l’Italia spende ogni anno oltre 90 miliardi di euro per gli interessi, riducendo le risorse disponibili per sanità, infrastrutture e taglio delle imposte. Questo peso rende l’economia più esposta alle variazioni dei tassi della Bce e limita i margini di intervento in caso di shock. La ricchezza privata delle famiglie viene spesso richiamata come elemento di solidità, mentre le emissioni di titoli di Stato rivolte ai risparmiatori hanno riscosso grande interesse. Il quadro presenta tuttavia anche fattori di tenuta, come il saldo primario positivo. A livello europeo, inoltre, il TPI offre uno strumento per contrastare tensioni ingiustificate sui mercati del debito sovrano”.
