La Federal Reserve prende tempo a pochi giorni dalle elezioni di Midterm del 3 novembre. E come previsto dai mercati, lascia i tassi al 3,75%-4%, dopo il rialzo di 25 punti base deciso a settembre, il primo dal luglio 2023. La decisione passa con dieci voti favorevoli e due contrari: la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, avrebbero preferito un nuovo aumento di un quarto di punto. «L’economia Usa poggia su basi solide, ma l’inflazione è troppo alta», sintetizza il presidente Kevin Warsh in conferenza, difendendo l’indipendenza della Fed e sostenendo le sue prime scelte: «La politica monetaria inizia a fare effetto».
La banca centrale americana descrive una crescita «a ritmo sostenuto», con spesa interna resiliente, produttività robusta e investimenti vigorosi. Prima di decidere le prossime mosse, però, vuole raccogliere altre informazioni per assicurare il ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2%. «Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi», ribadisce la Fed.
Il quadro resta complesso. A settembre sono stati creati appena 29mila posti di lavoro non agricoli, con la disoccupazione al 4,2% e revisioni al ribasso per complessivi 60mila posti nei due mesi precedenti. L’inflazione al consumo è invece accelerata al 3,7% annuo dal 3,4% di agosto, spinta dall’energia (+20,4%). Anche i prezzi alla produzione segnalano tensioni, con un aumento del 6,3% annuo. Si attende ora il dato di settembre del Pce (indice dei prezzi delle spese personali), il riferimento seguito dalla Fed, che ad agosto segnava un +3,4%. La domanda tiene: le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,8% mensile a settembre.
Warsh annuncia anche una revisione del calendario: resteranno otto incontri l’anno, ma nel 2027 uno sarà dedicato esclusivamente alla strategia, senza voto sui tassi né comunicato di politica monetaria. Nel 2028 gli appuntamenti strategici saliranno a due, lasciando sei riunioni per le decisioni sui tassi. «Interrogare la realtà», spiega, è il metodo con cui la Fed valuta l’economia: un compito che «non è diventato più facile».
La pausa arriva mentre Donald Trump, che ha scelto Warsh alla guida della Fed, continua a chiedere un costo del denaro più basso. Gli operatori guardano invece a una possibile nuova stretta a dicembre. Wall Street ha reagito contrastata alla decisione: alle ore 20 italiane, il Nasdaq ha ceduto lo 0,2% e l’S&P 500 è salito dello 0,1%. Aumentano i rendimenti dei Treasury: il biennale guadagna 3,9 punti base al 4,776%, il decennale 5 punti al 5,047% e il trentennale 3,8 punti al 5,338%. Invariato il dollaro.
