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Politica economica

La Fed lascia i tassi invariati: “Economia forte, inflazione alta”

Dopo la stretta di settembre la banca centrale mantiene il costo del denaro al 3,75-4% ma ci sono due voti contrari. Warsh: “La politica monetaria inizia a fare effetto”. Il problema del lavoro

epaselect epa13337242 Chair of the Federal Reserve Kevin Warsh speaks to reporters after the Federal Open Market Committee (FOMC) chose to leave interest rates unchanged at the Federal Reserve in Washington, DC, USA, 28 October 2026. Federal Reserve officials indicated they may raise interest rates later in the year. EPA/JIM LO SCALZO

La Federal Reserve prende tempo a pochi giorni dalle elezioni di Midterm del 3 novembre. E come previsto dai mercati, lascia i tassi al 3,75%-4%, dopo il rialzo di 25 punti base deciso a settembre, il primo dal luglio 2023. La decisione passa con dieci voti favorevoli e due contrari: la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, avrebbero preferito un nuovo aumento di un quarto di punto. «L’economia Usa poggia su basi solide, ma l’inflazione è troppo alta», sintetizza il presidente Kevin Warsh in conferenza, difendendo l’indipendenza della Fed e sostenendo le sue prime scelte: «La politica monetaria inizia a fare effetto».

La banca centrale americana descrive una crescita «a ritmo sostenuto», con spesa interna resiliente, produttività robusta e investimenti vigorosi. Prima di decidere le prossime mosse, però, vuole raccogliere altre informazioni per assicurare il ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2%. «Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi», ribadisce la Fed.

Il quadro resta complesso. A settembre sono stati creati appena 29mila posti di lavoro non agricoli, con la disoccupazione al 4,2% e revisioni al ribasso per complessivi 60mila posti nei due mesi precedenti. L’inflazione al consumo è invece accelerata al 3,7% annuo dal 3,4% di agosto, spinta dall’energia (+20,4%). Anche i prezzi alla produzione segnalano tensioni, con un aumento del 6,3% annuo. Si attende ora il dato di settembre del Pce (indice dei prezzi delle spese personali), il riferimento seguito dalla Fed, che ad agosto segnava un +3,4%. La domanda tiene: le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,8% mensile a settembre.

Warsh annuncia anche una revisione del calendario: resteranno otto incontri l’anno, ma nel 2027 uno sarà dedicato esclusivamente alla strategia, senza voto sui tassi né comunicato di politica monetaria. Nel 2028 gli appuntamenti strategici saliranno a due, lasciando sei riunioni per le decisioni sui tassi. «Interrogare la realtà», spiega, è il metodo con cui la Fed valuta l’economia: un compito che «non è diventato più facile».

La pausa arriva mentre Donald Trump, che ha scelto Warsh alla guida della Fed, continua a chiedere un costo del denaro più basso. Gli operatori guardano invece a una possibile nuova stretta a dicembre. Wall Street ha reagito contrastata alla decisione: alle ore 20 italiane, il Nasdaq ha ceduto lo 0,2% e l’S&P 500 è salito dello 0,1%. Aumentano i rendimenti dei Treasury: il biennale guadagna 3,9 punti base al 4,776%, il decennale 5 punti al 5,047% e il trentennale 3,8 punti al 5,338%. Invariato il dollaro.

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