Non è solo una questione di tassi o di petrolio: a far tremare la valuta unica è la tenuta politica e fiscale del cuore dell’Europa. In una seduta ad alta tensione, l’euro è scivolato a 1,11 sul dollaro - toccando i minimi degli ultimi 17 mesi e portando il passivo da inizio anno al -4,5% - travolto dall’ondata di vendite che si sta accanendo sui titoli di Stato francesi. Le turbolenze varcano persino i confini dell’Unione, spingendo la moneta unica a cedere l’1,6% in un mese anche contro il franco svizzero (a 0,93), verso uno dei cali mensili più pesanti degli ultimi anni.
A innescare la fuga dalla divisa europea sono i dubbi sempre più forti sulla stabilità finanziaria dell’Eurozona. Il punto di frattura si chiama Parigi: la svendita del debito transalpino ha spinto i rendimenti dell’Oat decennale a sfiorare la soglia psicologica del 5%, segnando il balzo più marcato tra tutti i Paesi del G7 dall’inizio della crisi in Iran (quando viaggiavano al 3,2%). Sui desk internazionali cresce lo scetticismo sulla capacità di Parigi di riportare il deficit sotto la barra del 5% del Pil e a completare il quadro si aggiungono le elezioni anticipate in Spagna.
Così, di fronte a un inasprimento involontario delle condizioni finanziarie provocato dal boom dei rendimenti francesi, gli operatori hanno rivisto al ribasso le stime sulla stretta della Bce, guidata dal Christine Lagarde (in foto): ora si scommette su soli due rialzi da un quarto di punto (dall’attuale 2,5%) nel corso del prossimo anno, contro i tre previsti solo poche settimane fa.
