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LIBERE OPINIONI

L’ombra dirigista di Pechino

Il presidente Xi ha idee chiarissime: l’economia di mercato è solo lo specchietto per le allodole perché nella realtà dei fatti non si muove foglia senza che il regime non voglia

epa13236232 A handout photo made available by India�s Ministry of External Affairs shows China's President Xi Jinping waving as he departs after attending the 18th BRICS Leaders' Summit in New Delhi, India, 13 September 2026. India is hosting the 18th BRICS Leaders' Summit from 12 to 13 September 2026 under the theme 'Building for Resilience, Innovation, Cooperation, and Sustainability.' EPA/INDIA'S MINISTRY OF EXTERNAL AFFAIRS / HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Dalla Cina giunge la notizia di un massiccio intervento pubblico a sostegno di banche e assicurazioni. Si parla di 300 miliardi di yuan e cioè quasi 3 miliardi di euro. Un’iniezione importante, la più significativa degli ultimi anni. Pechino ritiene che l’economia del dragone possa così ripartire con slancio. Interessate all’intervento sono banche pubbliche e soggetti all’apparenza privati. Per l’appunto in apparenza perché nel più vasto Paese comunista del pianeta vige l’applicazione del capitalismo di stato. Il presidente Xi ha idee chiarissime: l’economia di mercato è solo lo specchietto per le allodole perché nella realtà dei fatti non si muove foglia senza che il regime non voglia. Diciamola tutta: la libertà di mercato non ha mai avuto cittadinanza nella Repubblica popolare cinese.

Da Mao ai giorni nostri. La leadership cinese ha una ben strana concezione del mercato. Certamente non lo vede come espressione di libera concorrenza. Il capitalismo di stato portato alle estreme conseguenze è l’arcigna difesa del controllo centralistico su tutto con la conseguente umiliazione della natura originaria del capitalismo. D’altronde, dove non c’è libertà non può esserci mercato di capitali. Ecco perché le imprese private cinesi lo sono appena sulla carta. Il guaio è che in una buona parte di occidente si è portati a chiudere entrambi gli occhi su questa realtà ingannatrice. Basti dire che il sistema statale bancario quello che beneficia di più del pronto soccorso di Pechino tende a destinare i crediti in misura preferenziale alle imprese statali, spesso decotte, proprio per l’evidenza delle strettissime connessioni a livello politico. Ma c’è un altro motivo: questi prestiti godono di garanzia governativa. Dunque, la centralizzazione di qualsiasi intervento finanziario è ritenuta strategica. Per questo motivo non è mai cosa buona e giusta farsi irretire dall’ideologia che alimenta il capitalismo di stato. Perché significa che giganteggia lo stato e si schiaccia il capitalismo. Con tanti saluti alla libertà di mercato.

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