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L'Opec+ aumenta la produzione

Dal Cartello 188mila barili di petrolio in più al giorno. La mossa dell'Iraq

L'Opec+ aumenta la produzione
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L'Opec+ accelera il graduale ritorno alla normalità produttiva (una sorta di pre-Hormuz) e, in parallelo, l'Iraq rafforza i propri piani di sviluppo energetico con un nuovo accordo industriale. Due mosse che puntano ad aumentare l'offerta di greggio sui mercati internazionali e che, almeno sul fronte delle quotazioni della materia prima, potrebbero contribuire a contenere le pressioni sui prezzi dei carburanti. I sette Paesi dell'Opec+ che nel 2023 avevano adottato tagli volontari alla produzione Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman hanno deciso di incrementare l'offerta di 188mila barili al giorno a partire da agosto. La decisione, assunta nel corso di una riunione virtuale. Obiettivo: sostenere la stabilità del mercato petrolifero.

Il Cartello ha precisato che il graduale ritiro dei tagli volontari introdotti nell'aprile 2023 potrà essere accelerato, sospeso o addirittura invertito e si è impegnato a compensare eventuali eccessi produttivi accumulati dal gennaio 2024. Gli incontri proseguiranno con cadenza mensile e la prossima riunione è fissata per il 2 agosto.

La decisione arriva in un contesto in cui il mercato petrolifero sta gradualmente recuperando equilibrio dopo mesi di forti tensioni geopolitiche. La produzione dell'Opec+ resta inferiore ai livelli precedenti al conflitto in Medio Oriente, ma ha iniziato a risalire grazie anche all'aumento delle esportazioni da parte di alcuni produttori. Parallelamente, il Brent è tornato intorno ai 72 dollari al barile, ben lontano dai picchi superiori ai 120 dollari registrati durante le fasi più acute della crisi, favorito anche dall'aumento dell'offerta globale, dalle esportazioni cinesi e dal rilascio coordinato di riserve strategiche.

Secondo gli analisti, nel breve periodo l'attenzione del mercato continuerà a concentrarsi sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale, e sulla velocità della ripresa della domanda asiatica. In questo scenario si inserisce anche la strategia dell'Iraq, che punta ad aumentare la propria capacità produttiva. Il governo di Baghdad e il gruppo americano Halliburton hanno infatti firmato ieri un accordo per la gestione congiunta dei giacimenti di Bin Omar e Sinbad, nella provincia meridionale di Bassora.

Due fatti, l'accordo e la decisione Opec, che vanno nella stessa direzione: incrementare l'offerta mondiale e ridurre il rischio di nuove tensioni sui prezzi energetici. Una mossa che dovrebbe tradursi in un alleggerimento generalizzato dei costi dei carburanti.

In Italia questo effetto sarà accolto con favore e a tendere, se il Brent dovesse rimanere stabilmente nell'area dei 70 dollari al barile, sono attesi alleggerimenti alla pompa nonostante una componente fiscale non favorevole.

Secondo i dati della Commissione europea, il diesel nostrano è il più alto d'Europa, mentre sui prezzi della benzina occupiamo il sesto posto. Ieri, secondo i dati aggiornati del Mimit, e dopo il mancato rinnovo del taglio delle accise il prezzo del gasolio si è attestato a 1,92 euro al litro e quello della benzina a 1,84 euro al litro.

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