È arrivato il giorno della bandiera a scacchi per il Pnrr europeo. Ieri è scaduto il termine entro il quale gli Stati membri dovevano aver completato riforme e investimenti previsti dai rispettivi Piani. Da oggi non sarà più possibile effettuare correzioni né far valere nuovi interventi ai fini dei pagamenti. La partita, tuttavia, non è ancora chiusa: i governi avranno tempo fino al 30 settembre per presentare le richieste finali e Bruxelles dovrà completare gli ultimi versamenti entro il 31 dicembre. A chiudere questa fase è intervenuto Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Ue per la Coesione e le Riforme, sottolineando che si tratta di «una tappa importante per NextGenerationEU. Ma il lavoro continua». Ma è il significato dell’intera operazione a prevalere sulle dinamiche nazionali. «È stata una risposta comune a crisi senza precedenti, che ha sostenuto riforme e investimenti e continuerà a produrre benefici duraturi», ha aggiunto. Ora la priorità è «continuare l’impegno per trasformare pienamente questo lavoro in risultati concreti per cittadini, imprese e territori».
Per l’Italia il bilancio è particolarmente significativo. Dopo nove rate sono già arrivati da Bruxelles 166 miliardi di euro, circa l’85% dei 194,4 miliardi complessivi assegnati al Piano: 71,8 miliardi di sovvenzioni e 122,6 miliardi di prestiti. Per ottenere l’ultima rata, il governo deve ora rendicontare i 159 traguardi e obiettivi finali, dopo i 416 già riconosciuti. Una mole di riforme e investimenti che ha riguardato fisco, giustizia, pubblica amministrazione, lavoro e istruzione, ma anche infrastrutture ferroviarie, sanità, digitalizzazione, rete idrica, agricoltura e transizione energetica.
A guidare l’ultimo miglio in Italia è il ministro per gli Affari Ue e il Pnrr, Tommaso Foti. A fine aprile la spesa certificata si attestava a 120 miliardi di euro, più altri 24 di strumenti finanziari. Fondi che «consentiranno il raggiungimento e la conclusione di alcuni programmi strategici oltre il 30 agosto del 2026», aveva detto Foti. Anche la revisione finale del Piano, approvata dall’Ue, ha consentito di mettere in sicurezza le risorse, spostando sui fondi di coesione i progetti non completabili entro la scadenza europea e rafforzando, con circa 2,5 miliardi, competitività, edilizia residenziale pubblica, energia, rete idrica e ferrovie.
