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Politica estera

“A Londra apartheid sulle donne”. L’ombra della sharia sull’Europa

In Inghilterra l’islam vuole imporre le sue leggi e il “Times” lancia l’allarme. A Lipsia scoppia il caso del siriano poligamo che incassa 100mila euro in assegni famigliari. Silenzio della politica

Integrazione impossibile Nella fotografia grande musulmani in preghiera a Trafalgar Square prima dell'evento per la fine del digiuno durante il Ramadan. In quella piccola un volantino postato nei giorni scorsi sui social network da un politico locale inglese in cui invitava a discutere sulla sharia islamica

Fa impressione perché il volantino circola sui social come se nulla fosse. Innanzitutto chiede: «Perché sei spaventato dalla sharia?». E poi sottolinea: «La legge inglese nel Regno Unito è già molto simile alla sharia islamica, a parte alcune leggi». L’obiettivo di Muhammad Shahid Mahmood, politico locale dei LibDem che lo scorso maggio si era candidato al consiglio comunale di Burnley, è aprire il dibattito. «La sharia non è il nemico», scrive. Probabilmente, in Inghilterra, sarà anche normale discutere e confrontarsi sulla possibilità di accettare leggi apertamente contrarie ai diritti dell’uomo, almeno per come sono concepiti in Occidente. Dopo tutto lì la presenza di musulmani nelle istituzioni è in continua crescita. E alle ultime amministrative, anziché presentarsi nelle liste degli storici partiti di sinistra, hanno preferito correre come indipendenti. È tutta una questione di numeri, dunque. E probabilmente di tempo. Perché quel dibattito che in questi giorni sta cadendo nell’indifferenza dei più, prima o poi potrebbe trasformarsi in una concreta proposta di legge. D’altra parte, a ben guardare in Europa, gli occidentali già tollerano, in nome di un immotivato buonismo, costumi e comportamenti che il nostro ordine giuridico ha già messo fuorilegge. Il velo islamico integrale, per esempio. O la segregazione femminile. O, ancora, la poligamia.

Ieri il Times parlava della condizione di migliaia di donne musulmane in Europa come il nuovo Apartheid. Un paragone forte ma calzante. Sono donne a cui vengono vietati lo studio della lingua inglese e la possibilità di uscire di casa, a cui vengono imposti i mariti da sposare (spesso con parenti) e il cui peso all’interno della comunità e davanti ai consigli islamici della sharia conta pressoché nulla, comunque sempre meno rispetto agli uomini. Tutto questo avviene in Inghilterra dove le istituzioni locali si sono rese complici, nel silenzio, delle bande di stupratori per non apparire razziste agli occhi dell’opinione pubblica e dove l’anno scorso si sono contati quasi 3mila crimini d’onore.

Ma usciamo dal Regno Unito e facciamo un alto oltre Manica. In Germania. A Lipsia, per la precisione. Nei giorni scorsi la Bild ha raccontato la storia incredibile di un clan siriano formato dal patriarca, le tre mogli (sposate secondo la legge islamica), i 32 figli e i 25 nipoti. Per i figli l’uomo riceve dallo Stato tedesco «100mila euro l’anno in assegni famigliari». E questo nonostante la poligamia non sia ovviamente legale e soprattutto nonostante molti di loro abbiano collezionato una sfilza di reati. Nemmeno l’aver infranto ripetutamente la legge gli è valsa l’espulsione dal Paese. Perché, come spiega il quotidiano tedesco, in Germania «la tutela della famiglia è uno strumento molto potente» e, se ci sono figli, non può essere disgregata. E così il contribuente tedesco si trova a dover continuare a pagar loro decine di migliaia di euro in sussidi statali.

In Germania, come in Inghilterra, i patriarchi islamici hanno il pieno controllo del blocco elettorale all’interno delle loro comunità. Comunità che non vogliono integrarsi ma dettare i propri usi e costumi ai Paesi che le hanno accolte. E, se già oggi i musulmani possono usare le proprie leggi, anche se in contrasto con le nostre, e se riescono a farlo con la benedizione delle nostre stesse leggi, cosa pensate che accadrà quando saranno numericamente abbastanza per spazzar via quelle che entrano in contrasto con le loro? Credete che si limiteranno a dibattere sulla sharia o la imporranno a tutti?

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