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Politica estera

Ankara-Riad-Islamabad, nasce la Nato sunnita (ricca e con l’atomica). “Difesa comune tra noi”

L’Alleanza della Mecca tra Erdogan, Bin Salman e Sharif contro i nemici. L’Iran sciita perde le staffe

Una foto diffusa dalla Presidenza della Repubblica della Turchia mostra il momento della firma dell'accordo sulla difesa tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan siglato a Gedda dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e il premier pachistano, Shabbaz Sharif. Istanbul, 7 agosto 2027. HANDOUT PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA DELLA TURCHIA +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE - NO ARCHIVING - NO LICENSING - NPK +++

La potenza militare della Turchia unita al deterrente nucleare del Pakistan e alle ricchezze dell’Arabia Saudita. È il tridente su cui si basa, la forza dell’inedita alleanza siglata al palazzo Al Safa della Mecca dal principe ereditario saudita Mohammand Bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan e dal premier pakistano Muhammad Shehbaz Sharif. Un’Alleanza della Mecca che esibisce sin dal nome connotati religiosi, ma s’ispira a quell’Alleanza Atlantica simbolo della difesa occidentale. Non a caso la triplice sunnita ha nel suo testo fondante riferimenti espliciti a quell’articolo 5 considerato la base della mutua difesa Nato.«Qualsiasi attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Stati - recita il testo dell’Alleanza della Mecca - sarà considerato un attacco contro tutti e tre».Parlando di nemici comuni il pensiero corre subito alla Repubblica Islamica, prima e unica potenza regionale a intuire - fin dalla propria nascita - l’importanza di coalizzare le milizie sciite irachene, gli Houthi yemeniti e il Partito di Dio Libanese. Riuscendo nella non facile operazione di strappare al campo sunnita - a suon di soldi, propaganda e armi - persino quell’Hamas nato come filiazione della Fratellanza Musulmana, il movimento capofila dell’Islam politico sunnita. E infatti l’Iran è il primo a reagire con minacce esplicite all’Accordo della Mecca. «I sauditi devono capire - sbraita Ebrahim Rezai, portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano - che un accordo di carta con Turchia e Pakistan non garantirà loro la sicurezza, così come non l’hanno garantita anni di sostegno unilaterale agli americani».Ma questo fa intuire anche le contraddizioni innescate dalla nuova alleanza. Contraddizioni di cui la Turchia, membro di primo piano dell’Alleanza Atlantica è il simbolo più evidente. Ci si chiede infatti cosa dovrebbe fare la Nato in caso di coinvolgimento di Ankara in un conflitto guidato dalla triade della Mecca. Dovrebbe appoggiarla rischiando il coinvolgimento in un conflitto dalle modalità religiose? O dovrebbe ignorarla? Ma le ambiguità non si fermano qui. E a ricordarcelo basta la sorte di Jamal Kashoggi il giornalista saudita del Washington Post fatto a pezzi nel consolato saudita di Istanbul da un gruppo di killer di Riad. Un omicidio innescato dall’appartenenza di Kashoggi a quella Fratellanza Musulmana tanto cara anche a Erdogan, ma vista come il fumo negli occhi dalla monarchia saudita.I rapporti con Israele rappresentano un’altra seria incognita. Mentre gli alleati Usa premono sui sauditi per rilanciare gli accordi di Abramo e un mutuo riconoscimento la Turchia punta al ruolo di capofila del fronte anti israeliano da Gaza alla Siria. Tutto questo mentre una deterrenza e una mutua difesa imperniate sul nucleare di Islamabad impensieriscono uno stato ebraico costretto per la prima volta a ipotizzare un scontro in cui non avrebbe il monopolio dell’arma atomica.


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