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Politica estera

Borsa in festa per Bolsonaro. Ma Lula prepara i “dossier”

Al primo turno si impone Flávio, con oltre due milioni di voti di vantaggio. Certa la maggioranza in Parlamento. Il presidente studia le polpette avvelenate per il ballottaggio

Brazil's right-wing senator and presidential candidate for the Liberal Party (PL) Flavio Bolsonaro speaks to supporters following the partial results of the presidential election in Brasilia, Brazil on October 4, 2026. Brazilian senator Flavio Bolsonaro, son of the far-right former leader Jair Bolsonaro, finished ahead of President Luiz Inacio Lula da Silva in the election on October 4, 2026, which will go to a run-off in three weeks. (Photo by Sergio LIMA / AFP)

«Ora è guerra, andiamo all’assalto, sconfiggiamo questo miliziano e vinciamo il ballottaggio». Lo ha scritto ieri, a scrutinio appena chiuso, Guilherme Boulos sul suo account ufficiale di X. Non un militante di piazza, ma il ministro della Segreteria generale della presidenza nel governo Lula. «Miliziano», ovviamente, è l’epiteto con cui la sinistra indica Flávio Bolsonaro, senatore del Partito Liberale e primogenito dell’ex presidente Jair. Le urne hanno parlato un’altra lingua. L’altroieri, Flávio ha chiuso il primo turno al 47,03 % dei voti validi, con 56,1 milioni di schede, contro il 45,16 % di Luiz Inácio Lula da Silva, con 53,9 milioni. Il distacco è stato di circa 2,2 milioni di voti, pari a 1,87 punti percentuali: il più stretto mai registrato in un primo turno presidenziale dal 1989. Si tornerà a votare il 25 ottobre ma, come osservava ieri il quotidiano Estado de S. Paulo, la campagna elettorale per il secondo turno rischia di trasformarsi in una «guerra di dossier», fatta di accuse, scandali, orge comprese, e tentativi di colpire la reputazione dell’avversario, più che in un confronto sui programmi. Tre settimane sono abbastanza per costruire o distruggere reputazioni, soprattutto in una sfida serrata. E il risultato del primo turno suggerisce che entrambe le campagne avranno bisogno di conquistare voti attaccando l’avversario più che limitandosi a difendere le proprie idee. Flávio ha superato il padre in entrambi i primi turni: Jair aveva ottenuto il 46% nel 2018 e il 43,2% nel 2022, quando Lula era avanti di oltre sei milioni di voti. Il figlio ha raccolto circa cinque milioni di voti in più rispetto a quattro anni fa.

I sondaggi, come nel 2022, hanno clamorosamente sbagliato. Alla vigilia, la media degli istituti dava Lula davanti: Quaest, sabato, lo accreditava del 46% contro il 45 di Flávio; Datafolha e AtlasIntel indicavano distacchi ancora più ampi. Flávio è stato sottostimato, in media, di almeno tre punti percentuali. Quattro anni fa l’errore su Jair era stato del 4,4%. Lula lo ha ammesso a San Paolo: era «convinto» di chiudere al primo turno. A ottant’anni, 81 li compirà due giorni dopo il ballottaggio, e dopo la peggiore votazione in un primo turno dal 1998, Lula punterà ora sui circa 33 milioni di astenuti.

Ma è soprattutto il risultato parlamentare a fotografare la portata della svolta. Il Partito liberale (PL) di Bolsonaro avrà 121 deputati, rispetto ai 98 della legislatura precedente: sarà il maggior blocco di un singolo partito alla Camera dall’inizio di una legislatura da quando il Brasile è tornato alla democrazia. Al Senato, il PL ha vinto 19 dei 54 seggi in palio e aprirà il 2027 con 28 senatori su 81, il dato più alto dal 1988 mentre il Partito dei Lavoratori, il PT di Lula ne avrà appena nove. Il 25 ottobre deciderà chi occuperà il Palazzo di Planalto ma il nuovo equilibrio politico del Brasile, però, è già emerso dalle urne mentre i mercati, intanto, hanno già dato il loro verdetto. Ieri, l’Ibovespa, la Borsa di San Paolo ha superato per la prima volta i 200mila punti, mentre il real si è rafforzato di oltre il 4% sul dollaro, sceso sotto quota 5. La reazione degli investitori riflette la convinzione che una eventuale vittoria di Flávio, accompagnata da un Parlamento più conservatore, possa aprire la strada a un aggiustamento dei conti pubblici e a un’agenda di riforme più favorevole al mercato.

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