Magdalena Andersson, classe 1967, è stata ministra dell’Economia sotto il governo di Stefan Löfven, perseguendo politiche rigorose sui conti pubblici, per poi diventare leader del partito quando lui diede le sue dimissioni nel 2021.
Il 21 novembre 2021 Andersson divenne la prima premier donna nella storia della Svezia, ma il suo primo mandato durò a malapena otto ore. I Socialdemocratici fecero il governo in coalizione con i Verdi, che votarono contro la proposta di bilancio dell’esecutivo, una mossa che portò alle sue dimissioni. Quando le fu chiesto da un giornalista come ci si sentisse ad aver avuto il mandato da premier più breve della storia, rispose con tono ironico: “Sono certa che ci sarà qualche storico che farà uno studio su questo”.
Dalla provincia alla guida della Svezia
Figlia di docenti, nacque a Upsala, città universitaria a 40 minuti di treno a nord da Stoccolma. Da piccola faceva nuoto agonistico e divenne campionessa giovanile in Svezia. Ora invece fa un minimo di 10.000 passi al giorno. Disciplina e pragmatismo sono elementi che la distinguono.
Dopo aver fatto il liceo a Kattedralskola, a un passo dalla Cattedrale, decise di studiare economia spostandosi a Stoccolma, dove tuttora vive insieme al marito, Richard Friberg, coetaneo ed economista dai capelli lunghi. Con lui ebbe due figli, ora adulti sulla ventina di anni. “Ho pensato che fosse un buon modo per capire come si possa cambiare la società e ridurre le ingiustizie”, ha spiegato a proposito della scelta universitaria.
Nonostante il primo mandato di sole poche ore, ritornò alla guida di un governo di minoranza per circa un anno, tra il 2021 e il 2022, e assieme alla collega finlandese e socialdemocratica Sanna Marin ruppe con la storica posizione di neutralità del Paese, avviando assieme il processo di adesione alla Nato dei loro Paesi. In passato i Socialdemocratici svedesi erano fortemente contrari ad aderire all’alleanza militare, preferendo la “terza via”, come auspicato dal premier Olof Palme.
Il ritorno alle radici e la stretta sull’immigrazione
Prima del voto Andersson ha lavorato per riportare il partito alle radici e nel discorso post-voto ha enfatizzato molto il contributo storico del movimento laburista sviluppato sia dal suo partito sia dai sindacati, che “si battono per salvaguardare le condizioni di lavoro svedesi”.
Come la maggior parte dei partiti parlamentari, Andersson ha cambiato visione sulle politiche migratorie dal 2015. “Nella politica svedese c’è un ampio consenso sul fatto che in futuro l’immigrazione debba essere limitata e che non dovremmo accogliere così tanti nuovi arrivati”, ha dichiarato all’ANSA Ardalan Shekarabi, portavoce per le politiche del lavoro dei Socialdemocratici.
“D’altro canto, c’è un conflitto sul fatto che coloro che sono qui debbano diventare parte di questa società o se si debba attuare una politica attiva di espulsione, cosa di cui abbiamo visto segni negli ultimi anni con i Democratici Svedesi”, ha aggiunto, riferendosi alle politiche del governo conservatore uscente guidato da Ulf Kristersson e supportato esternamente dai nazionalisti.
