Donald Trump approva la fucilazione del killer di una base militare in Texas, mentre in Tennessee, lo stato tiene in vita artificialmente Christa Pike dopo la doppia iniezione letale non andata a buon fine, e ne paga le cure pur avendone ordinato l’esecuzione. Il caso della donna rappresenta il paradosso della pena di morte negli Usa, come spiega a Fox il costituzionalista David Raybin: l’ordine di esecuzione di un tribunale, sottolinea, deve essere applicato solo all’interno di una prigione, e il Tennessee non può mettere a morte Pike in ospedale semplicemente staccando la spina, poiché in quel caso «diventerebbe omicidio». La legge statale non consente cioè ai medici di interrompere le terapie che tengono in vita la donna, e Raybin precisa che «il governo deve pagare per una situazione che ha provocato, sopportandone le conseguenze, anche se la condanna a morte fosse commutata. E questo può costargli migliaia e migliaia di dollari».
Pike, sopravvissuta in gravissime condizioni alla doppia iniezione letale, è ricoverata dalla sera del 30 settembre in un ospedale di Nashville dove i medici l’hanno intubata e attaccata a un respiratore artificiale. Solo i suoi parenti potrebbero chiedere di rimuoverla dalle macchine salvavita, ma anche in questo caso la domanda dovrebbe essere controfirmata da un giudice. Il presidente americano, intanto, ha dato il via libera all’esecuzione mediante plotone d’esecuzione per Nidal Hasan, autore della strage avvenuta nel 2009 nella base militare di Fort Hood. Hasan, americano musulmano di origine palestinese, ha aperto il fuoco all’interno del centro medico della base con l’intento di impedire ai soldati di partecipare alle guerre in Afghanistan e Iraq, da lui ritenute «illegali», uccidendo 13 persone (tra cui 12 soldati) e ferendone 32. L’ex psichiatra dell’esercito ha detto di aver agito per proteggere ribelli islamici all’estero dall’aggressione degli Stati Uniti, ammettendo di aver aperto il fuoco nella sala d’aspetto dove decine di soldati aspettavano l’ultima visita prima del dispiegamento al fronte. Considerato un «lupo solitario» legato ad Al-Qaeda, Hasan è stato condannato a morte da un tribunale militare nel 2013 ed è detenuto in un penitenziario dell’esercito in Kansas. Dopo essere rimasto ferito durante l’attacco, è oggi parzialmente paralizzato. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth «ha raccomandato, e Trump ha approvato, la condanna a morte tramite fucilazione per il terrorista», ha spiegato un portavoce del Pentagono, aggiungendo che «il giorno del giudizio per Hasan è finalmente arrivato». Il plotone d’esecuzione è un metodo autorizzato in cinque stati americani per l’applicazione della pena capitale, ma tale pratica non viene utilizzata dall’esercito Usa dal 1961. Hasan aveva scelto di difendersi da solo durante il processo, senza presentare prove né chiamare testimoni: non ha mai negato le accuse a suo carico e, secondo gli avvocati d’ufficio, sembrava voler ottenere la condanna a morte.
