Sir Keir Starmer lascia il Parlamento britannico. L’ex primo ministro ha annunciato la decisione di rinunciare al seggio di Holborn and St Pancras, circoscrizione londinese che rappresentava dal 2015, pochi mesi dopo essere stato costretto a lasciare Downing Street e la leadership del Labour.
La scelta, comunicata alla sua organizzazione locale, comporterà una nuova elezione suppletiva nel collegio. Un collegio storicamente favorevole al Labour, ma la situazione politica britannica è oggi molto più fluida rispetto al 2024. La stampa britannica segnala già l’interesse di possibili candidati, compreso il leader dei Verdi Zack Polanski e l’indipendente Andrew Feinstein. Ma il significato politico dell’annuncio va oltre la semplice uscita di scena di un ex premier.
Starmer ha infatti spiegato di voler concentrare la propria attività sugli affari internazionali, con particolare attenzione a difesa, sicurezza, commercio e tecnologia, oltre alla prosecuzione del lavoro sulla lotta alla violenza contro donne e ragazze.
L’annuncio arriva dopo una delle più rapide parabole discendenti della politica britannica contemporanea. Starmer aveva portato il Labour a una schiacciante vittoria alle elezioni del 2024, conquistando una maggioranza parlamentare di 172 seggi. Meno di due anni dopo, però, la sua leadership è entrata in crisi fino alla decisione di lasciare la guida del governo. Un leader inizialmente percepito come pragmatico e capace di riportare stabilità dopo anni di turbolenza politica, ma progressivamente accusato di non avere una visione politica sufficientemente definita.
La crisi si è aggravata nel corso di quest’anno. Le pesanti sconfitte del Labour nelle elezioni locali hanno alimentato una rivolta interna e aperto la strada alla successione. A giugno Starmer aveva quindi annunciato le proprie dimissioni da primo ministro, lasciando il posto ad Andy Burnham. Il passaggio della leadership Labour e del governo si è consumato a luglio.
È significativo che Starmer scelga di presentare il proprio futuro proprio attraverso la dimensione internazionale. Durante il suo governo, la politica estera era stata infatti uno degli ambiti nei quali aveva cercato di costruire una parte della propria eredità politica. In particolare, l’Ucraina aveva assunto un’importanza centrale.
Nelle ultime settimane del suo mandato, Starmer aveva fatto di Kiev una delle tappe simboliche della propria uscita di scena. La scelta di trascorrere proprio in Ucraina l’ultimo giorno da leader Labour rifletteva il ruolo che il sostegno britannico aveva assunto nella sua politica estera. Starmer ha lavorato con Emmanuel Macron alla costruzione della cosiddetta “Coalition of the Willing”, con l’obiettivo di mantenere il sostegno europeo all’Ucraina in una fase nella quale il ruolo statunitense appariva più incerto.
Proprio a Kiev, il presidente Volodymyr Zelensky aveva conferito a Starmer l’Ordine della Libertà, mentre pochi giorni prima l’ex premier aveva ricevuto anche la Legion d’Onore francese. Un riconoscimento che evidenziava il diverso giudizio riservato alla sua leadership all’estero rispetto alla crescente impopolarità registrata nel Regno Unito.
Il campo che Starmer indica per il futuro è ampio ma tutt’altro che casuale. Difesa e sicurezza sono oggi al centro della ridefinizione del ruolo britannico in Europa, soprattutto alla luce della guerra in Ucraina e delle tensioni sulla futura architettura di sicurezza del continente.
